Antonio Cardarelli, il genio e “l’occhio clinico”

Antonio Cardarelli, il genio e “l’occhio clinico”

di Silvia Semonella

In un ormai lontano giorno del 1923, un corteo numerosissimo di giovani allievi della Facoltà di Medicina di Napoli, proveniente dall’edificio centrale dell’Università in Corso Umberto, sfilò in via Santa Maria di Costantinopoli, trainando a mano una carrozza senza cavalli.

Il corteo era seguito da una folla di professori universitari, medici e gente del popolo ed era accompagnato da lancio di fiori e da scroscianti applausi dei passanti.

In quella carrozza sedeva un vecchio signore, piccolo ed elegante, che sorrideva dietro i suoi candidi baffi bianchi: era Antonio Cardarelli, il grande medico che, a novantadue anni, era stato costretto dalla nuova legislazione dell’epoca a ritirarsi dall’insegnamento.

I suoi studenti, i suoi colleghi e, soprattutto, il popolo che tanto amava, lo stavano riaccompagnando a casa, in quella casa di via Costantinopoli (proprio lì una lapide lo ricorda) dove, in quegli anni, una interminabile fila di pazienti sostava in attesa di una sua visita.

Bio e storie

Nato a Civitanova del Sannio (Molise) il 29 Marzo del 1831, da Urbano Cardarelli, stimato medico della cittadina, e da Clementina Lemme, baronessa di Belmonte del Sannio, compie gli studi classici dimostrando grande passione e intelligenza e, all’età di 17 anni, si reca a Napoli dove si iscrive al collegio medico di Sant’Aniello.

Qui, giovanissimo, si laureerà in Medicina nel 1853.

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Appena laureatosi, partecipa al concorso da assistente al Complesso degli Incurabili, dove risulta primo e, per le sue notevoli capacità diagnostiche, rivoluzionarie per i tempi, si guadagna il rispetto e il favore dei migliori nomi della medicina italiana.

Nel 1880 vince anche la cattedra di Patologia Medica alla Regia Università di Napoli, dove insegnerà ininterrottamente fino al 1923, anno in cui viene costretto a ritirarsi a causa della sua età avanzata.

…Cardarelli è stato clinico e maestro sommo perché possedeva, con il meraviglioso intuito di diagnosticare, il segreto della semplicità, della chiarezza e della critica”.

La semeiotica, la disciplina che studia i segni e i sintomi clinici, è sicuramente l’ambito medico che ha risentito di più del genio di Cardarelli.

Il suo nome, infatti, è legato a ben sedici segni clinici, nei campi delle malattie più svariate: aneurismi (segno di Cardarelli), echinococco del fegato, neoformazione mediastinica e tumori della pleura.

Tutto ciò, conosciuto universalmente come il suo ”occhio clinico”, niente altro era che il frutto del rigore scientifico su cui basava il suo ragionamento diagnostico, ponendo alla base la semplice e pacata osservazione del malato: leggeva il malato come un libro aperto, tanto che Augusto Murri lo elesse come più grande clinico contemporaneo “perché gli altri dicono quello che hanno letto, mentre lui dice quello che ha visto”.

Fu l’unico, tra tutti i medici convocati, a riuscire a diagnosticare a Papa Leone XIII un cancro alla pleura e l’unico capace di diagnosticare malattie in persone apparentemente sane.

È noto, inoltre, che riuscisse a diagnosticare l’aneurisma dissecante dell’aorta facendo semplicemente pronunciare la lettera “a” al paziente.

Si procurò, ovviamente, invidie e dispute con i migliori medici d’Europa ma anche una fama crescente, dovuta in maggior misura al popolo che, spesso, inneggiava al miracolo, arricchendo la storia di leggende e aneddoti sul suo conto.

Si dice, infatti, che dei colleghi invidiosi, volendolo mettere alla prova, gli fecero visitare un loro complice che si finse malato e Cardarelli, dopo averlo visitato, gli diagnosticò una nefrite cronica, nonostante i colleghi, divertiti, avessero svelato lo scherzo.

Il finto malato rifiutò le cure e morì pochi giorni dopo.

Ancora, diagnosticò una tubercolosi a un cantante semplicemente ascoltandolo cantare durante un concerto e a un pescivendolo un aneurisma dell’aorta, semplicemente ascoltando il suo grido rauco mentre passava vicino la sua carrozza.

Napoli e le città a lui legate, lo hanno ricordato con affetto: a lui è intitolato l’ospedale Antonio Cardarelli (il più grande del Sud Italia) ed il presidio ospedaliero di Campobasso.

Nel paese natio lo ricordano due lapidi e un monumento; a Napoli un busto, una strada e una targa in marmo sulla facciata della casa in cui visse a Santa Maria di Costantinopoli; ad Arzano, una via cittadina.

Fonte: himetop.it

Antonio Cardarelli si è spento novantaseienne nella sua casa di Napoli l’8 Gennaio 1927.

Con lo pseudonimo di Amato Amati era stato anche il protagonista nel libro di Matilde Serao, dove si racconta che: “tutta la gente lo chiamava, lo invocava, gli tendeva le mani, chiedendo aiuto, assediando il portone, le scale, la sua porta, con la pazienza e la rassegnazione di chi aspetta un salvatore”.

Fonte: himetop.it

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