Antonio De Curtis: il Principe della Risata

Antonio De Curtis: il Principe della Risata

di Alessia Giannino

Antonio de Curtis, in arte Totò, nato a Napoli il 15 Febbraio 1898 nel quartiere Sanità, è da sempre considerato il principe della risata.

La madre, Anna Clemente, lo registra all’anagrafe come Antonio Clemente. Nel 1921, però, sposa il marchese Giuseppe De Curtis, che riconosce Antonio come suo figlio. Ovviamente è sempre stata la mamma a provvedere all’educazione di quello che sarebbe poi divenuto il famoso Totò. All’età di quattordici anni Antonio De Curtis lasciò gli studi e diventò aiutante di mastro Alfonso, un pittore di appartamenti. Ma fu anche l’amore per il teatro un buon pretesto per l’abbandono scolastico e quindi, molto giovane, iniziò a recitare in piccoli teatri di periferia, proponendo imitazioni e macchiette, che all’inizio non suscitarono molto interesse. Con lo scoppio della guerra il giovane Totò si arruolò come volontario nell’esercito, ma quasi da subito iniziò a soffrire per le differenze gerarchiche che comportava questo tipo di carriera, per cui trovò un escamotage e si fece ricoverare, evitando di finire in prima linea. Alla fine della guerra Totò riprese la sua attività teatrale e, nel 1922, si trasferì a Roma con la famiglia, dove fu assunto, per pochi spiccioli, dalla compagnia comica di Giuseppe Capece. Quando Totò chiese un aumento, Capece lo licenziò. Il licenziamento, però, portò a qualcosa di buono, infatti si presentò al Teatro Jovinelli, dove debuttò recitando il repertorio di Gustavo De Marco, ed ebbe un gran successo. Da questo momento in poi Totò ricevette tantissime proposte dai teatri più famosi d’Italia come il Teatro Umberto, il Trianon, il San Martino di Milano e il Maffei di Torino. La vera consacrazione avvenne nella sua amata città, soprattutto grazie agli spettacoli della rivista “Messalina”, dove recitò accanto a Titina de Filippo. Nel frattempo, dall’unione con Diana Bandini Rogliani, che sposò nel 1935, nacque la figlia Liliana.

La forza di Totò non stava solo nella risata, ma nel forte carisma, che lo differenziava dal resto degli attori. Non si limitava solo a far ridere, ma trascinava il pubblico in una serie di situazioni, che lo entusiasmavano fino al delirio. Inoltre, l’asimmetria del mento lo caratterizzavano a tal punto da farlo diventare una vera e propria maschera. Nonostante il grande successo, i giornali non gli risparmiarono le critiche, spesso molto crudeli. Comunque sia, Totò recitò accanto a tantissimi attori famosi dal calibro di Anna Magnani e i fratelli De Filippo, fino a giungere al cinema. Nel 1937 debuttò con “Fermo con le mani” e, fino al 1967, interpretò circa un centinaio di film.

Per quanto riguarda la vita privata, nel 1939 divorziò da Diana Bandini Rognani, con la quale, però, visse fino al 1950. L’anno successivo si innamorò di Franca Baldini, con cui restò legato fino alla morte e dalla quale ebbe un bambino, che morì poche ore dopo la nascita.

Nel 1956 tornò al teatro con la rivista di Nelli e Mangini “A prescindere”. Gli impegni teatrali lo portarono a trascurare una broncopolmonite virale che gli provocò una grave emorragia all’occhio destro, l’unico da cui vedesse dopo il distacco della retina avvenuto all’altro occhio venti anni prima.

Nel 1966 il sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici gli assegnò il “Nastro d’argento” per l’interpretazione del film “Uccellacci e uccellini” di Pier Paolo Pasolini, per cui ricevette anche una menzione speciale al Festival di Cannes. Quasi cieco partecipò al film “Capriccio all’italiana” di due episodi, ma il 14 Aprile interruppe la lavorazione del film e nella notte del 15 Aprile fu colpito da un infarto. Quella stessa notte, intorno alle tre e mezzo del mattino, dopo un susseguirsi di attacchi cardiaci, Totò morì. Il 17 Aprile 1967 il suo corpo fu portato nella Chiesa di Sant’Eugenio a Roma. Sulla sua bara c’erano la bombetta con cui aveva esordito ed un garofano rosso. Alle 16.30 la sua salma giunse a Napoli, accolta da una gran folla. Totò fu sepolto nella cappella De Curtis al Cimitero del Pianto.

Curiosità

Come abbiamo detto all’inizio, Totò nacque nel rione popolare della Sanità. Come tutti ben sanno in questo quartiere oggi regna la pasticceria Poppella, che con i suoi fiocchi di neve fa impazzire Napoli. Oggi Ciro Scognamiglio, pasticcere di terza generazione, è molto famoso, ma in realtà Poppella aprì il suo primo negozio nel 1920 e pare che Totò frequentasse i locali della panetteria della nonna di Ciro. Proprio ultimamente, inoltre, la pasticceria ha ideato un nuovo dolce in onore del Principe De Curtis: la bombetta di Totò, fatto di pan di spagna allo yogurt, ripieno al fiocco di neve e copertura al cioccolato.

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