Caravaggio e i due periodi napoletani

Caravaggio e i due periodi napoletani

di Alessia Giannino

Michelangelo Merisi o Amerighi, noto come Caravaggio, nacque a Milano nel 1571.

È uno dei pittori italiani più celebri di tutti i tempi, in quanto i suoi dipinti sono un’analisi dello stato umano, sia fisico, che emotivo, ed hanno avuto una forte influenza sulla pittura barocca.

La “fuga” a Napoli

Il 1606 viene considerato un anno cruciale; infatti il pittore fu accusato di un omicidio durante una rissa e condannato a morte. Per questo motivo, da quel momento in poi, fu costretto a scappare continuamente. Caravaggio si formò a Milano e Venezia, ma fu molto attivo anche in altre città italiane come Napoli. Arrivò nella nostra città, e precisamente nei Quartieri Spagnoli, alla fine del 1606 e ci rimase per circa un anno. I Colonna lo raccomandarono ad un ramo collaterale della famiglia residente a Napoli: i Carafa-Colonna. Questo periodo, per il pittore, fu felice e prolifico, infatti furono dipinti molti quadri, tra cui la Giuditta che decapita Oloferne, la Sacra famiglia con San Giovanni Battista, una prima versione della Flagellazione di Cristo, la Salomè con la testa del Battista, la prima versione di Davide con la testa di Golia e tanti altri. Di tutti i dipinti eseguiti durante il primo periodo napoletano, solo due sono ancora in città: Sette opere di Misericordia e la seconda versione della Flagellazione di Cristo, eseguito tra il 1607 e il 1608 per la chiesa di San Domenico Maggiore, e spostato successivamente al Museo di Capodimonte.
Nel 1607 Caravaggio partì prima alla volta di Malta e poi si recò in Sicilia. Nel 1609 ritornò a Napoli, dove dipinse sicuramente San Giovanni Battista disteso, la Navigazione di San Pietro, Il San Giovanni Battista e il Davide con la testa di Golia. Al periodo napoletano sono da attribuire anche i due quadri con lo stesso soggetto: la Salomè con la testa del Battista, che il pittore avrebbe dovuto recapitare ai Cavalieri dell’Ordine, e la Salomè con la testa del Battista a Madrid, cominciata durante il primo periodo napoletano. Poi vi furono tre tele per la chiesa di Sant’Anna dei Lombardi di Napoli, il San Francesco che riceve le Stimmate, il San Francesco in meditazione e una Resurrezione, tutte perdute durante il terremoto del 1805 che causò il crollo di una parte dell’edificio.
Infine, dipinse il Martirio di sant’Orsola (1610) per Marcantonio Doria, oggi conservato nel palazzo Zevallos di Napoli. Questo è considerato l’ultimo dipinto di Caravaggio.

La morte

Nel luglio 1610 ricevette la notizia che Papa Paolo V stava preparando una revoca alla sua condanna a morte, avuta in precedenza a causa del delitto Campo Marzio. A questo punto si mise in viaggio con una feluca-traghetto, che ogni settimana faceva il tragitto Napoli-Porto Ercole e ritorno, ma diretto segretamente allo scalo portuale di Palo di Ladispoli, sotto il feudo degli Orsini, in territorio papale, luogo distante circa 40 km da Roma. In quel feudo avrebbe atteso in tutta sicurezza il condono papale prima di ritornare, da uomo libero, nella città eterna. Le cose non andarono proprio così; infatti, l’ipotesi più certa racconta che l’arrivo a Palo di Ladispoli, disatteso dalla sorveglianza costiera, ne causò il fermo per accertamenti. Tuttavia la feluca, non potendo aspettare, sbarcò il Caravaggio e fece rotta a Nord, per Porto Ercole, dove era effettivamente diretta, portandosi dietro il bagaglio dell’artista, che conteneva anche il prezzo concordato dal pittore col cardinal Scipione Borghese per la sua definitiva libertà: alcune sue tele, tra cui un prezioso quadro del Battista. Il bagaglio per cui andava recuperato. La versione ufficiale afferma che gli Orsini gli avrebbero offerto un’imbarcazione per raggiungere Porto Ercole, e recuperare quindi il prezioso carico; l’artista vi giunse, ma non è chiaro se la precedente feluca-traghetto stesse già ritornando a Napoli coi suoi bagagli a bordo. Provato, e malato di febbre alta, probabilmente a causa di un’infezione intestinale trascurata, restò a Porto Ercole, curato inutilmente da una confraternita locale, che il 18 Luglio 1610 ne certificò la morte, avvenuta nel loro sanatorio. Si ipotizza che il giorno successivo l’artista sia stato seppellito nella fossa comune del cimitero di San Sebastiano, ricavata sulla spiaggia e riservata agli stranieri, e che oggi è il retroporto urbanizzato di Porto Ercole, dove nel 2002 è stato collocato il monumento. Questa sembra essere la ricostruzione più veritiera, ma non vi è certezza se il condono papale fosse stato effettivamente spedito qualche giorno dopo a Napoli, alla Marchesa Colonna.

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