Castel Sant’Elmo: quali sono le sue origini?

Castel Sant’Elmo: quali sono le sue origini?

di Silvia Semonella

Sorge nella zona di San Martino, sulla collina del Vomero, domina dall’alto la città con la sua presenza imponente. Stiamo parlando, ovviamente, di uno dei castelli più famosi di Napoli, dopo il Castel dell’Ovo e il Maschio Angioino: Castel Sant’Elmo.

È un castello medievale, oggi adibito a museo, un tempo denominato Paturcium, e sorge nel luogo dove vi era, dal X secolo, una chiesa dedicata a Sant’Erasmo (da cui Eramo, Ermo e, quindi, Elmo).

Fonte: altervista.it

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In parte ricavato dalla viva roccia (tufo giallo napoletano), è il primo castello per estensione di Napoli e, grazie alla sua posizione strategica, permetteva di controllare tutta la città, il golfo e le strade che dalle alture circostanti conducono alla città, facendone quindi, da sempre,un possedimento molto ambito.

Fonte: bobandnella's.it

Fonte: bobandnella’s.it

Le prime notizie sul castello risalgono al 1329, anno in cui Roberto il Saggio ordinò al reggente della Vicaria , Giovanni de Haya, la costruzione di un palazzo (il Palatium castrum) sulla collina di Sant’Erasmo.

Il castello ha una lunga storia di assedi: il primo fu nel Gennaio  del 1348 da parte di Lodovico di Ungheria, giunto a Napoli per vendicare l’uccisione del fratello Andrea di Ungheria, ucciso dalla moglie Giovanna I d’Angiò.

Nel 1416 la regina Giovanna II lo vendette per duemilacinquecento ducati ad Alfonso d’Aragona e fu ambito obiettivo militare quando francesi e spagnoli si contesero il Regno di Napoli.

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Nel 1587 un fulmine, caduto nella polveriera, fece esplodere buona parte del castello, uccidendo 150 uomini e arrecando ingenti danni al resto della città.

Divenne poi anche un carcere: tra i suoi “ospiti” più illustri, ricordiamo il filosofo Tommaso Campanella (dal 1604 al 1608) e Giovanna di Capua, principessa di Conca, nel 1659.

Nel 1707 fu assediato dagli austriaci e nel 1734 dai Borbone; durante i moti del 1799 fu preso dal popolo e poi occupato dai repubblicani i quali, durante l’assedio delle forze francesi, da qui bombardarono alle spalle i lazzari napoletani che erano insorti per opporsi all’occupazione della città.

Allontanata ogni resistenza, il 23 vi innalzarono la bandiera della Repubblica Napoletana.

Alla caduta della Repubblica vi furono rinchiusi Giustino Fortunato, Domenico Cirillo, Francesco Pignatelli di Strongoli, Giovanni Bausan, Luisa Sanfelice e molti altri.

Durante il Risorgimento ospitò il generale Pietro Colletta, Mariano d’Ayala e Carlo Poerio.

Fino agli anni Settanta del XX secolo, fu adibito a carcere militare e dopo anni di lavori di restauro, nel 1988 fu finalmente riaperto al pubblico.

Fonte: donight.it

Fonte: donight.it

Per accedere all’interno del castello bisogna percorrere una rampa ripida e attraversare un ponticello con mura laterali nelle quali si aprono dodici feritoie per ciascun lato.

Dopo il ponticello, vi è la Grotta dell’Eremita, un antro che, secondo la tradizione, avrebbe ospitato, in tempi antichissimi, un anacoreta (un religioso dedito all’ascetismo e alla meditazione).

Si incontrano, poi, sette ampie arcate: la prima si apre sul golfo della città, le altre dominano il centro storico. Prima della piazza d’armi, sulla sinistra, ancora tre spaziose aperture dalle quali si può ammirare un panorama di Napoli che spazia da Capodichino a Capodimonte e alla collina dei Camaldoli.

Fonte: donight.it

Fonte: donight.it

Attualmente appartiene al Demanio civile ed è adibito a museo: oltre alle mostre temporanee, ospita stabilmente il Museo Napoli Novecento 1910-1980, mostra di opere di artisti napoletani.

Fonte: wikipedia

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