Cuma e i nuovi indizi sulla Magna Grecia su National Geographic

Cuma e i nuovi indizi sulla Magna Grecia su National Geographic

di Simona Vitagliano

Gli scavi di Cuma rappresentano uno dei tanti fiori all’occhiello del nostro territorio, forse davvero poco valorizzato e pubblicizzato, persino poco redditizio se si pensa che ormai sono passati già degli anni da quando il meraviglioso Antro della Sibilla è stato dichiarato inagibile e nulla si è fatto per riuscire a rimetterlo in sesto, per mancanza di fondi.

Un paradosso che ha dell’incredibile se si pensa che questi luoghi sono famosi in tutto il mondo e che c’è gente che approda sulle nostre coste appositamente per visitarli.

La necropoli, ai piedi dell’acropoli, scoperta tra il XIX e il XX secolo, è rimasta per molto tempo a corto di “scavi”, ferma come sospesa nel tempo, pronta a rivelare segreti antichissimi eppure inesplorata per colpa, come sempre, di risorse insufficienti.

Fortunatamente, almeno in parte, questo ristagno ha avuto uno scossone, qualcosa si sta muovendo.

A Cuma è così, basta smuovere un sassolino per ritrovare secoli (e millenni) di storia dimenticata, forse anche sconosciuta.

E’ quello che sta accadendo in questi mesi, tanto da incuriosire la redazione di National Geographic!

Si potrebbe quasi dire che le ricchezze di Napoli sono, forse, comprese davvero, e nella loro interezza, maggiormente all’estero.

Una realtà piuttosto triste e difficile da digerire, se si pensa che ci sono città e Paesi interi che hanno fondato la loro economia turistica magari anche solo su una piccola pietra.

Riportiamo l’interessante articolo apparso su National Geographic.

Da Cuma nuovi indizi sulle origini della Magna Grecia

Quando sbarcarono i primi coloni sulle rive della Campania? Prima di quanto si pensasse, indicano gli scavi in corso nella città flegrea

testo e fotografie di Oscar De Simone
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A Cuma si riscrive la storia. Quella di un popolo, i Greci, che proprio dalla Campania iniziarono la loro espansione verso occidente, fondando città e diffondendo la loro cultura in tutto il Sud Italia.
Secondo le testimonianze archeologiche il primo insediamento della Magna Grecia fu Pithecusa, fondata sull’isola di Ischia da coloni provenienti dall’isola di Eubea. Ma dagli scavi in corso nell’antica città dei Campi Flegrei emerge un nuovo quadro degli avvenimenti relativi alla fondazione. A Cuma infatti, le ricerche dirette dal docente di archeologia e storia dell’arte greca Matteo D’Acunto dell’Università di Napoli L’Orientale sotto l’egida della Soprintendenza archeologica della Campania, hanno restituito importanti testimonianze materiali che potrebbero cambiare le cose. A portare indietro le lancette del tempo, sono stati i resti di un abitato dei primi coloni greci della metà dell’VIII secolo a.C. Proprio questa scoperta e quella di un affascinante corredo da simposio in ceramica – custodito all’interno dell’insediamento – colloca l’avvento degli eubei in un orizzonte sempre più vicino a quello di Pithecusa: la colonizzazione della piana cumana a quanto pare, sarebbe avvenuta ancora prima di quanto si pensasse.
Ma non è tutto. Dallo strato sottostante è emersa anche un’insolita sepoltura a incinerazione, pratica inconsueta all’interno della cultura locale dell’epoca, che solitamente seppelliva i defunti semplicemente inumandoli. Sono da riconsiderare dunque che intercorrevano tra le diverse culture presenti nell’area in cui in seguito si sarebbero insediati i coloni.
“I coloni provenienti dall’isola di Eubea in Grecia”, commenta D’Acunto, “devono essersi spinti sulla terraferma poco dopo aver fondato Pithecusa, cancellando, probabilmente con violenza, l’abitato indigeno. Quindi il geografo greco Strabone non sbagliava di molto quando definiva Cuma la più antica colonia greca d’Occidente. Ora sappiamo che anche qui c’era una raffinata produzione di bronzo e ferro, oltre che probabilmente di ceramica. Le nostre indagini in estensione dimostrano che i coloni cominciarono a disegnare la città già agli inizi del VII secolo a.C., impostando una complessa pianificazione urbana che resterà invariata anche nei secoli successivi”.
Che cosa aspettarsi dalle prossime campagne di scavo? “Mi viene da dire immediatamente tante sorprese”, conclude D’Acunto, “quelle stesse che hanno accompagnato il nostro percorso di ricerca a partire dal 2007. Ma mi piace pensare a un sogno nel cassetto. Sarebbe straordinario poter trovare un documento epigrafico che illustri la circolazione – in quell’epoca – dell’alfabeto euboico. Questo contribuirebbe a rendere ancora più importante l’episodio della fondazione: un momento capitale della storia d’Occidente”.

 

Nonostante i danni apportati all’intero sito archeologico durante la Seconda Guerra Mondiale, a causa di alcuni ordigni esplosi al suo interno, Cuma resta una grande fonte di conoscenza e di sapere, oltre che d’ispirazione, e una finestra sulla storia del nostro passato.

Jacopo Sannazaro e Francesco Petrarca ne hanno parlato nei loro scritti e, tutt’oggi, personaggi di rilievo e studiosi di tutto il mondo guardano alle sue meraviglie affascinati e incuriositi dall’abbondanza di misteri che, sicuramente, ha ancora da rivelare.

Se il Tempio di Giove, quello di Apollo, l’Antro della Sibilla, l’acropoli e la necropoli, gli edifici ludici e quelli pubblici non fossero già abbastanza per incuriosirvi, ci sono da considerare i meravigliosi panorami che, dall’alto, si possono apprezzare: dinanzi a voi apparirà la vastità del mare che si estende fino all’orizzonte, lasciando vedere le isole del nostro golfo in una cornice veramente unica.

Il costo del biglietto è veramente contenuto, solo 4 euro, ed è previsto l’ingresso gratuito per gli studenti in tema Beni Culturali (bisogna mostrare il tesserino).

Ad ogni modo, le foto sono più eloquenti di qualunque parola!

 

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