Giambattista Basile: Cenerentola parla napoletano!

Giambattista Basile: Cenerentola parla napoletano!

di Silvia Semonella

Chi non conosce la storia di Cenerentola, di Raperonzolo o della Bella Addormentata?

Impossibile non pensare subito alle famosissime principesse dai capelli biondi entrate nell’immaginario collettivo grazie ai cartoni animati di Walt Disney, modellate sulle fiabe dei Fratelli Grimm e di Charles Perrault.

In realtà, il merito di aver creato questo mondo fantastico, da cui si è sviluppato il mondo fiabesco, si deve attribuire a un autore napoletano, spesso sconosciuto ai più: Giambattista Basile.

Fonte: Graphe.it

Come abbiamo già raccontato in un precedente articolo, fu lui il primo a scrivere fiabe in dialetto, nel suo famosissimo “Lo cunto de’ li cunti”, nel quale raccontava di principesse, re e regine in un tono cupo e grottesco, da far accapponare la pelle anche dei più adulti, figurarsi dei bambini.

Cenerentola

In questo articolo, parleremo  della fiaba di Cenerentola, diventata poi molto più famosa e conosciuta grazie alla versione di Perrault.

Fonte: pinterest.com

La versione dello scrittore napoletano, come vedrete, è leggermente diversa…

La trama originale

C’era una volta un principe rimasto vedovo ancora molto giovane, con una figlia che amava più di ogni altra cosa: Zezolla.

Per lei, il padre aveva fatto chiamare una delle migliori maestre di tutto il regno, Carmosina, donna paziente e amorevole con la piccola. Tuttavia, l’uomo si innamorò presto di una donna arcigna e ambiziosa e la sposò. La nuova matrigna maltrattava in continuazione Zezolla, al punto che la bambina arrivò a sfogarsi con la maestra. Carmosina consigliò alla discepola un modo per sbarazzarsi della donna: dopo averle chiesto un vestito vecchio da una cassapanca, la piccola avrebbe dovuto far chiudere il mobile sul cranio della matrigna, uccidendola.

Zezolla non se lo fece ripetere due volte e, in pochi giorni, il padre fu di nuovo vedovo “per un tragico incidente”.

Trascorso il lutto, la figlia insistette affinché il padre sposasse proprio la sua maestra e il padre fece come consigliatogli.

Il giorno delle nozze, Zezolla, sul suo terrazzo, vide una colomba bianca, che cominciò a parlare dicendole: “quando ti viene voglia di qualcosa, mandala a chiedere alla colomba delle fate nell’isola di Sardegna, che l’avrai subito”.

Purtroppo, Carmosina si rivelò peggio della vecchia matrigna, annunciando di avere alte sei figlie e portandole a vivere tutte nella nuova dimora.

Spinto dalla donna, il principe iniziò ad amare più le figlie acquisite che Zezolla, al punto che la giovane fu rilegata a fare la serva e perse anche il suo nome, apostrofata da tutti “Gatta Cenerentola”.

Passò qualche anno ed il padre partì per affari in Sardegna: prima, però, chiese ad ogni figlia cosa volesse come dono al ritorno; mentre le altre sorellastre chiesero abiti e gioielli, Zezolla si ricordò della colomba e chiese al padre di recarsi dalla colomba delle fate, maledicendolo se non avesse esaudito il suo desiderio.

Il principe obbedì, più per paura che per amore, e, prima di ritornare, si recò alla grotta della colomba delle fate dell’isola. Lì gli apparve una fanciulla bellissima, che gli diede in dono per la figlia un dattero, una piccola zappa, un secchiello d’oro e un tovagliolo di seta.

Zezolla fu entusiasta per quei doni: piantò il dattero e lo curò e lo innaffiò notte e giorno per farlo crescere. La pianta nacque e sbocciò, ma al posto di un fiore, apparve la fata che, dopo aver ringraziato la fata per le sue cure, le promise di potere esaudire qualunque desiderio. Zezolla, che trascorreva tutta la vita in casa fra faccende domestiche, chiese abiti pregiati e una carrozza da dama per recarsi alle feste più lussuose.

La fata esaudì il desiderio e la fanciulla andò alla sua prima festa, talmente ben vestita che nessuno la riconobbe. Alla festa, si trovava anche il re, scapolo, che, appena vide Zezolla, si innamorò perdutamente: quando la ragazza andò via, la fece seguire dal suo più fedele servitore per scoprire dove abitasse. La giovane, però, pur di non far scoprire il suo segreto, lanciò all’uomo alcuni scudi d’oro e lui, per raccoglierli, perse la carrozza. Per molte altre feste il servitore cercò invano di seguirla, finchè, durante un inseguimento, la ragazza perse una scarpetta e il re diede una grande festa per trovarne la proprietaria.

Nessuna delle dame invitate riuscì a calzare la scarpetta e il sovrano, scoraggiato, invitò tutti per la sera successiva, commissionando di portare ogni ragazza del regno. A quel punto, il principe decise di informare il re di avere un’altra figlia che non usciva mai di casa.

Il sovrano ordinò di farla portare lì e, quando Zezolla gli arrivò di fronte, la scarpetta per magia volò direttamente al suo piede. Il re capì tutto e decise di sposare la ragazza, con il benestare di Zezolla. Le sorellastre e la matrigna, per la vergogna, scapparono via per non vedere il trionfo della “Gatta Cenerentola”.

…Le sorelle, vedendo ciò, piene di rabbia, non avendo lo stomaco di sopportare lo scoppio del loro core, se la filarono quatte quatte verso la casa della mamma, confessando a loro dispetto che è pazzo chi contrasta con le stelle”.

Di sicuro, la Gatta Cenerentola è diventata la fiaba più conosciuta di Basile, grazie soprattutto alla rivisitazione teatrale messa in scena dal maestro Roberto De Simone nel 1976, che vede protagonisti indiscussi i componenti della fenomenale Nuova Compagnia di Canto Popolare.

Fonte: ilregnodellefiabe.com

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