I “riggiulari” e le “mattonelle scherzo”

I “riggiulari” e le “mattonelle scherzo”

di Alessia Giannino

Nei decenni, pian piano, gli antichi mestieri napoletani sono scomparsi o, comunque, sono stati superati dalle nuove tecnologie. È bello, però, ricordare degli aneddoti, che ci riportano indietro nel tempo e spesso ci fanno sorridere.

Quello che una volta era chiamato il riggiularo, non è altro che il moderno piastrellista. Il termine deriva dallo spagnolo rajola e la parola fu utilizzata per la prima volta nel XV secolo, al tempo di Alfonso il Magnanimo, che importò le prime piastrelle in ceramica a Napoli e fece nascere una vera e propria scuola per i mastri riggiulari, in modo da tramandare il mestiere di padre in figlio.

Così questo tipo d’arte si diffuse in tutta la città ed i più bravi riggiulari ebbero l’onore di rivestire le case di nobili e persone facoltose. L’invettiva dei napoletani è sempre stata unica ed è per questo che inventarono le “mattonelle scherzo”. Il nome deriva dal fatto che, spesso, dopo una giornata intera di lavoro, i riggiulari erano stanchi e, cedendo alla fiacchezza, decoravano alcune piastrelle in modo “piccante”, inserendo scene erotiche o illustrazioni di parti intime maschili. Lo facevano, principalmente, per mettere in imbarazzo chi se ne accorgeva e prendere in giro i passanti e gli ignari osservatori.

Ancora oggi ci camminiamo sopra, senza rendercene conto e senza vedere ciò che nascondono. Il Museo Mineralogico all’Accademia Pontaniana di Mezzocannone ne è un esempio. È raro che i visitatori si accorgano di queste curiose mattonelle ma, ora che ne siete a conoscenza, potrete cercarle nelle varie stanze e immedesimarvi negli scherzi che i riggiulari facevano ai passanti di quel tempo.

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