Il Duomo di Napoli: identità partenopea

Il Duomo di Napoli: identità partenopea

di Chiara Scaramella

La Cattedrale di Santa Maria Assunta, meglio nota come Duomo di San Gennaro, sorge al numero 147 dell’omonima via napoletana.

In età medioevale, la zona che ora è occupata dalla basilica era denominata Platea Summae ed era ricca di edifici dedicati al culto e all’aristocrazia. Il Duomo, popolarmente intitolato a San Gennaro, in realtà, venne commissionato da Carlo d’Angiò nel 1294, in onore della Madonna dell’Assunta.

Lì dove ora sorge la basilica, vi erano in precedenza due chiese: Santa Restituta e la Stefania; quest’ultima  venne abbattuta per lasciare spazio al Duomo, mentre l’altra, di dimensioni più ridotte, venne riadattata a navata laterale della nuova basilica.

La facciata visibile adesso è alta circa 50 metri e non è quella d’età angioina, bensì appartiene ad un progetto, risalente al 1876, di Enrico Alvino, che con architettura neo-gotica sostituisce la facciata originale che andò distrutta durante il terremoto del 1393 e della quale rimangono soltanto pochi elementi ornamentali.

L’esterno della basilica è dotato di tre portali gotici e tre cuspidi, uno per ogni navata, ornati da sculture in marmo.  La porta della navata laterale di destra è tenuta sempre chiusa, tranne che per occasioni particolarmente importanti come le festività dedicate al culto di San Gennaro.

Una volta messo piede all’interno della basilica si rimane subito affascinati dall’imperfezione e dalla non coerenza degli stili, dovuti alle molteplici attività di restauro alla quale la chiesa è stata sottoposta per sopperire ai numerosi danni causati da eruzioni, terremoti e, durante la Seconda Guerra Mondiale, anche bombardamenti.  La chiesa è costruita su una pianta a croce latina ed è divisa in tre navate, separate da otto pilastri, con archi ogivali. La navata centrale, lunga circa 100 metri , ospita un pulpito barocco attribuito ad Annibale Caccavello, un  baldacchino gotico della cattedra episcopale e ben due organi, ed è coperta da un ricco soffitto a cassettoni secentesco intagliato e dorato, sul quale sono posizionate tele raffiguranti immagini sacre.  Al termine della navata è posizionato l’altare e, sotto il piano di calpestio sul quale è poggiato, troviamo una cripta, alla quale si può accedere tramite due scalinate poste ai due lati dell’altare e da un corridoio ellittico. La cripta fu commissionata dal Cardinale Carafa a Tommaso Malvisto, nel 1497, per creare un luogo nella basilica dove conservare le reliquie di San Gennaro.   Il locale è diviso in tre navate da 10 colonne, il soffitto è a cassettoni e, in ognuno di essi, vi è rappresentato un santo. Al termine della navata centrale, troviamo l’altare nel quale sono conservate le ossa del patrono di Napoli. All’ingresso, c’è una statua rappresentante il cardinale realizzata dallo stesso Tommaso Malvisto.

La navata destra del Duomo possiede ben cinque cappelle diverse , tra cui quella del Tesoro di San Gennaro. Quest’ultima, chiaro esempio di architettura barocca napoletana, venne costruita come voto della città per l’epidemia di peste del 1527 ed ospita, durante le ricorrenze, il busto e il reliquario contenente il sangue di San Gennaro.

La navata di sinistra possiede, specularmente a quella di destra, cinque cappelle. Al suo inizio, c’è una scala che porta alla stanza del tesoro vecchio, un luogo in cui si riuniva la “Compagnia della Morte”, una confraternita che si occupava di dare sepoltura ai napoletani morti improvvisamente che non avevano le possibilità di provvedere alla propria cerimonia funebre. Proseguendo lungo la navata di sinistra, vi è una porta che conduce alla chiesa di Santa Restituta. Questa basilica, che, come abbiamo visto, esisteva già prima della costruzione del Duomo, contiene importanti resti della città greco-romana e paleocristiana, come alcuni mosaici bizantini.  Da questa basilica, inoltre, si accede alla zona archeologica che si trova sotto al Duomo, nella quale sono state ritrovate innumerevoli testimonianze greche e romane, come un acquedotto romano e un muro greco appartenente ad un antico tempio di Apollo.

La basilica di Santa Maria Assunta è una tappa obbligatoria per chiunque sia in visita a Napoli perché, sebbene possano creare un po’ di “confusione”, la differenza e la molteplicità dei suoi stili rappresentano chiaramente la poliedricità della storia napoletana.

 

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