Janare: leggende “sotto o’ noc’ e Benevient'”

Janare: leggende “sotto o’ noc’ e Benevient'”

di Silvia Semonella

‘Nguent’ ‘nguent’, mannam’ a lu noc’ e’ Benivient’, sott’ a l’acqua e sott’ o vient’, sott’ a ogn’ mal’tiemp’

Sembra quasi di risentire le famosissime streghe del Macbeth shakesperiano e, in effetti, a pronunciare queste rime, erano le Janare, di cui la civiltà contadina ha tramandato moltissime storie e aneddoti; nella credenza popolare beneventana erano streghe che popolavano gli antichi racconti, in grado di compiere incantesimi e malefici, di preparare filtri magici, pozioni e di procurare aborti.

In realtà, a Benevento e nelle sue province, queste creature misteriose non vengono chiamate “streghe” ma “janare” o “ianare”. Il termine, forse, deriva da Giano, il dio bifronte, guardiano delle porte di casa (ianua) e, secondo questa teoria, le Janare si chiamerebbero così proprio perché entrano attraverso le porte di casa. Un’altra ipotesi vuole che il nome significhi “seguace di Diana”, poiché la dea Diana corrispondeva all’Artemide dei Greci, identificata con Ecate. Quest’ultima, rappresentata con tre teste e tre corpi, è la dea del mondo sotterraneo e, quindi, regnava anche sui demoni malvagi e sulle tenebre.

Fonte: blog.libero.it

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Le streghe beneventane si riunivano sotto un immenso noce la notte del Sabato, sotto cui tenevano i loro “sabba”, durante i quali compivano riti orgiastici congiungendosi con spiriti e demoni che, spesso, avevano la forma di caproni o galli. La Janara usciva al chiaror di luna, si intrufolava nelle stalle dei cavalli e rubava una giumenta per cavalcarla tutta la notte. Alcuni contadini assicurano che, recandosi nella stalla, trovavano i cavalli affaticati, come se avessero cavalcato per ore intere o che, a volte, i crini erano raccolti in numerose treccine. Per evitare i rapimenti, i contadini erano soliti, in passato e ancora oggi, mettere un sacco di sale o una scopa dinanzi alla porta delle stalle poiché la Janara non poteva resistere alla tentazione di contare i grani di sale o i fili della scopa e, nel frattempo, sarebbe arrivato il giorno e sarebbe stata costretta a fuggire.

Secondo la tradizione, queste streghe di giorno sarebbero donne pressoché normali e un metodo infallibile per riconoscerle sarebbe quello di recarsi alla messa della notte di Natale e attendere per scoprire l’identità delle ultime donne che abbandonano la chiesa. Sarebbero proprio loro le Janare in forma umana che, per una sorta di contrappasso, hanno assistito alla funzione più sacra dell’anno.

Fonte: Pinterest

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Che tutto ciò sia pura fantasia, realtà mescolata a superstizione, non possiamo saperlo. Ciò che è certo è che le storie sulle streghe di Benevento e le Janare continuano a terrorizzare e inquietare bambini e adulti da generazioni e generazioni (compresa la sottoscritta!).

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