La Bella Addormentata o Talia? La vera storia scritta da Giambattista Basile

La Bella Addormentata o Talia? La vera storia scritta da Giambattista Basile

di Silvia Semonella

Continua il viaggio attraverso il mondo fantastico creato da Giambattista Basile, con le sue fiabe de “Lo Cunto de’ li cunti”: stavolta parleremo della novella “Sole, Luna e Talia”, chiara ispirazione per la fiaba de “La bella addormentata”.

Fonte: Graphe.it

Anche in questo caso, Basile si distingue per il suo gusto grottesco e cupo; tante sono le differenze tra la storia originale e la versione di Perrault.

La trama originale

La trama dello scrittore di Giugliano è più o meno questa:

“Era na vota no gran signore, ch’essendole nata na figlia chiamata Talia fece venire il sacciente e ‘nevine de lo regno suio a direle la ventura. Li quale, dopo varie consiglie, conclusero ca passava gran pericolo pe na resta de lino: pe la quale cosa fece na proibizione che dintro la casa soia non ce trasesse né lino né cannavo o autra cosa semele, pe sfoire sto male scuntro. Ma essendo Talia grannecella e stanno a la fenestra, vedde passare na vecchia che filava; e, perché n’aveva visto mai conocchia né fuso e piacendole assai chello rociollare che faceva, le venne tanta curiositate che la fece salire ‘ngoppa, e, pigliato la rocca ‘mano, commenzaie a stendere lo filo, ma pe disgrazia, trasutole na resta de lino dintro l’ogna, cadette morta ‘nterra”.

Fonte: Wikipedia

C’era una volta un gran signore al quale nacque una figlia, che chiamò Talia; fece arrivare indovini e sapienti da ogni parte del regno perché le predicessero il destino.

Questi, dopo essersi consultati, conclusero che Talia avrebbe corso un pericolo mortale a causa di una lisca di lino: per questo motivo, il padre ordinò che nel suo palazzo non entrasse lino, né canapa, né nulla di simile, per sfuggire a questa sciagura.

Un giorno, però, Talia, ormai grande, vide passare una vecchia che filava e, siccome non aveva mai visto una conocchia, né un fuso, le sembrò bellissimo poter vedere quel piccolo strumento che roteava fra le dita della vecchia.

Presa dal desiderio di vederlo da vicino, fece salire la vecchia su da lei e, presa la rocca in mano, cominciò a tendere il filo, ma una lisca di lino disgraziatamente le si infilò sotto un’unghia e lei cadde a terra morta. La vecchia, vedendo questa scena, se la diede a gambe.

Fonte: Wikipedia

Quando il povero padre venne a conoscenza della disgrazia, dopo aver versato tante lacrime, adagiò Talia su una poltrona di velluto, sotto un baldacchino di broccato, in quel medesimo palazzo in mezzo alla campagna, serrò tutte le porte e abbandonò per sempre la dimora.

Dopo un certo tempo, un re si trovò nei pressi della casa per cacciare e, sfuggitogli il falcone, si avvicinò per recuperarlo.

Bussò più volte al portone ma, non ricevendo alcuna risposta, entrò nel palazzo e, dopo aver girato tutte le stanze, trovò quella in cui riposava Talia.

Il re la chiamò, la scosse ma non ricevette risposta e, acceso dalla sua bellezza, la prese tra le braccia e la portò su un letto dove approfittò di lei.

La lasciò distesa sul suo letto e se ne tornò nel suo regno, dove per un bel po’ di tempo non ripensò a quello che gli era successo.

Talia, dopo nove mesi, partorì una coppia di gemelli, un maschio e una femmina, che furono accuditi da due fate apparse nel palazzo. Un giorno, al momento della poppata, i bambini non riuscirono a trovare il seno della madre e le succhiarono il dito, così tanto che tirarono fuori la lisca di lino.

Per Talia fu come svegliarsi da un lungo sonno, fu felicissima per la presenza dei due bambini ma, allo stesso tempo, non riusciva a ricordare cosa le fosse successo. Il re, nel frattempo, si ricordò di Talia e decise di andare a caccia per poterla rivedere.

Quando la trovò sveglia e con due bambini fu immensamente felice; dopo aver raccontato alla ragazza come fossero andate le cose, le promise che sarebbe tornato a prenderla e tornò nel suo regno con il cuore così pieno di gioia da nominare continuamente Talia, Sole e Luna (i due gemelli).

La moglie del re, insospettitasi, minacciò di morte il segretario del re, se non gli avesse rivelato di chi era innamorato il marito.

Il servitore, terrorizzato da un lato e avido per la promessa di ricchezza fattagli dalla regina, le confessò tutto quello che sapeva. La regina, a questo punto, mandò da Talia il segretario, che si presentò dicendo che il re le chiedeva di mandargli i figli perché voleva vederli; Talia, piena di gioia, acconsentì ma, arrivati al castello, la regina ordinò al cuoco di scannarli e farne pasticcini da servire al marito.

Il cuoco, di cuore tenero, ebbe compassione delle creature innocenti, li affidò alla moglie perchè li accudisse e preparò due capretti in cento modi diversi.

Quando arrivò il re, la regina fece servire in tavola e godeva delle espressioni soddisfatte del re, incitandolo a mangiare perché era “tutta roba sua”. Il re, annoiato e arrabbiato per il comportamento della moglie, andò via in campagna per sbollire la rabbia.

La regina, non contenta, fece convocare Talia, che pensava di essere stata chiamata per volere del re.

Arrivata al suo cospetto, la regina inviperita accusò Talia di essere l’amante del marito e ordinò di far accendere un fuoco nel cortile e di gettarla nelle fiamme. La ragazza pregò in ginocchio la regina, perché almeno la facesse spogliare, richiesta che fu accettata dalla donna.

Talia cominciò a spogliarsi e, arrivata all’ultimo indumento, mentre stava per essere data alle fiamme, accorse il re, che, vedendo lo spettacolo, volle sapere cosa fosse successo.

La moglie gli rinfacciò il tradimento e gli confessò di avergli dato in pasto i figli; a quel punto, il re ordinò che ella fosse gettata nel fuoco destinato a Talia insieme al segretario, che l’aveva aiutata ad elaborare lo scellerato piano.

Quando stava per ordinare anche la morte del cuoco, questi gli confessò di aver salvato i bambini e di averli affidati alle cure della moglie; il re, commosso, dopo aver abbracciato Talia e i figli, decise di assegnare una ricca rendita al cuoco e di nominarlo gentiluomo di corte.

Fonte: Wikipedia

Possiamo dire che questa sia una “fiaba in senso stretto”, in quanto contiene riferimenti diretti alla deflorazione, allo stupro, all’infedeltà coniugale e ad altri temi adatti al pubblico di aristocratici adulti cui si rivolgeva lo scrittore napoletano.

Insomma, seppur con molti punti in comune, la storia di Sole, Luna e Talia forse non è la classica fiaba che si può raccontare ai bambini!

You might also like

0 Comments

No Comments Yet!

You can be first to comment this post!