La Reggia di Capodimonte, guardiana del Golfo di Napoli

La Reggia di Capodimonte, guardiana del Golfo di Napoli

di Silvia Semonella

Dall’alto del bosco di Capodimonte, la Reggia, voluta dal re Carlo di Borbone, domina il Golfo di Napoli. L’immenso parco che la circonda è curatissimo nei dettagli ed è uno dei luoghi preferiti dai napoletani per le passeggiate della domenica mattina.

Oltre ad essere un luogo per fuggire dalla routine cittadina, la Reggia ospita il Museo di Capodimonte, una delle più grandi e importanti raccolte di opere d’arte d’Europa.

Troviamo esposti alcuni tra i più grandi maestri del Quattrocento e del Cinquecento, nonché del famosissimo barocco napoletano.

Tra i quadri più famosi facenti parte della collezione borbonica, troviamo “La Crocifissione” di Masaccio, molti quadri di Tiziano Vecellio, “La Flagellazione” di Caravaggio, i ritratti dei sovrani napoletani realizzati da Francisco Goya, opere del Parmigianino e tanti altri.

Fonte: museocapodimonte.it

Fino alla costruzione della Reggia, il “Capo di Monte” di Napoli era un immenso bosco dove, nel 1734, Carlo di Borbone, Re di Napoli, aveva fatto costruire una residenza di Corte per le sue scorribande di caccia, attività che, insieme alla pesca, amava tantissimo praticare.

Proprio a questa sua smisurata passione, dobbiamo il recupero di alcune importanti aree naturali, dove fece costruire delle splendide residenze di caccia (la Casina sul lago Fusaro e quella di Carditello).

Nel 1738 il sovrano decise di trasformare questo semplice casino di caccia in una vera e propria Reggia per ospitare la ricca Collezione Farnese, donatagli dalla madre.

L’incarico venne affidato a Giovanni Antonio Mediano, che sviluppò un edificio con due facciate in stile dorico, caratterizzato dal tipico “rosso napoletano” che contrasta con il piperno grigio.

La Reggia, oggi, è completamente dedicata al Museo, che occupa tre piani: al primo piano c’è l’Appartamento Storico e la ricca collezione Farnese; al secondo piano c’è la Galleria con opere napoletane dal 200 al 700; al terzo piano è esposta la collezione di opere dell’Ottocento e di arte contemporanea.

Il bosco, invece, è risultato dalla grande passione di Carlo di Borbone per la caccia e la botanica e che lo spinse a dare, nel 1742, incarico all’architetto Ferdinando Sanfelice di disegnare i centoventiquattro ettari del parco, che oggi come allora, sono ricchi di piante secolari come lecci, querce, castagni olmi e tigli.

Tra gli alberi, spuntano edifici importanti come l’antica sede della fabbrica di porcellane, il Casino della Regina e l’Eremo dei Cappuccini.

La palazzina si trova proprio di fronte alla Reggia e si trovava qui ancora prima che Carlo ne ordinasse la costruzione. Di proprietà della famiglia Carmignano marchesi di Acquaviva, era considerata come uno dei più bei casini di villeggiatura esistenti sulla collina di Capodimonte.

Nel 1826, Francesco I la volle trasformare in sede dei Reali Principi.

Fonte: hotelfree.it

Le porcellane di Capodimonte, famose in tutto il mondo, furono prodotte per la prima volta proprio qui, in questo vecchio edificio che dal 1743 al 1759 ospitò la famosa “Real Fabbrica della Porcellana”. A testimonianza di ciò, il marchio borbonico (giglio borbonico) viene impresso ancora oggi sulle ceramiche di questa zona.

La Fabbrica è sede dell’istituto professionale di Stato “Giovanni Caselli” per l’industria e l’artigianato, l’unico in Italia preposto alla preparazione di personale e di tecnici specializzati nel settore ceramico.

Un po’ fuori dai percorsi battuti del bosco, invece, c’è l’Eremo dei Cappuccini, edificato per volere di re Ferdinando, che nel 1815, di ritorno dalla Sicilia con il titolo di Regno delle Due Sicilie, volle tener fede a un voto per la riconquista del regno, ordinando la costruzione dell’eremo sul luogo dove si trovava il vecchio edificio della “Fagianeria”.

La cittadella comprendeva un dormitorio per monaci, una chiesa, due giardini con alberi fruttiferi e un piccolo cimitero.

Il Casino della regina, invece, è uno degli edifici più importanti del bosco, perché era destinato alla sosta di principi e reali durante la caccia e alle feste “intime” di dame e cavalieri di Corte.

Qui furono piantate specie vegetali esotiche (malaleuca, acacia, eucalipto) insieme a specie autoctone (carrubi e pini domestici) in un ambiente già caratterizzato da una rigogliosa e varia vegetazione spontanea (boschetti di lecci). A tutto ciò, si aggiungeva un prezioso giardino settecentesco murato, di cui resta la collezione di agrumi.

La Reggia è senz’altro uno dei punti più belli da cui osservare Napoli: nelle giornate limpide si può raggiungere con lo sguardo anche Punta Campanella, sulla Costiera Sorrentina.

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