La ruota degli esposti e il cognome Esposito

La ruota degli esposti e il cognome Esposito

di Silvia Semonella

Il marchio di fabbrica della napoletanità, tra i tanti, si sa è il cognome Esposito.

Ma come mai è così diffuso e, soprattutto, da dove prende origine?

L’origine etimologica del cognome Esposito è ben nota e proviene dalla parola “esposto”, cioè messo nella ruota degli esposti.

Quest’ultima, tutt’ora visibile presso la parete esterna dell’Ospedale Annunziata di Napoli, era destinata ad accogliere tutti i bambini abbandonati dalle madri che venivano, quindi, affidati (esposti) alla misericordia della Madonna Annunziata.

La ruota degli esposti

Fonte: panoramio.it

La ruota degli esposti di Napoli nasce nel XIV secolo insieme all’annessa chiesa, come istituzione assistenziale per la cura dell’infanzia abbandonata.

È stata ricostruita per la prima volta nel XVI secolo in forme rinascimentali e nel XVIII secolo, dopo un incendio, da Luigi e Carlo Vanvitelli.

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I bambini abbandonati venivano introdotti in una specie di tamburo di legno di forma cilindrica e raccolti all’interno da balie, pronte ad intervenire ad ogni chiamata.

All’esterno, al di sopra della ruota, vi era un puttino di marmo con la scritta: “O padre e madre che qui ne gettate/ Alle vostre limosine siamo raccomandati”.

Gli ospiti dell’istituzione venivano chiamati “figli della Madonna”, “figli d’a Nunziata” o “esposti” e godevano di particolari privilegi.

Alcuni venivano trovati con al collo un foglio di carta con il nome dei genitori o portavano con sé qualche pezzo di oro o di argento; altri non avevano nessun segno.

Tutto quello che indossavano e qualsiasi segno particolare veniva annotato in un libro, in modo da rendere più facile un eventuale riconoscimento da parte dei genitori.

La Ruota, con il suo fascino triste, era una delle più note di Italia e non venne più utilizzata dal 22 Giugno 1875, anche se i bambini continuarono ad essere accolti nel brefotrofio.

Fonte: panoramio.it

Il primo Esposito della storia fu registrato presso l’ospedale dell’Annunziata il 1 Gennaio 1623. Si trattava di “Fabritio, anni due”.

L’attività della ruota conobbe una sola interruzione, in corrispondenza del decennio francese.

Fu allora, infatti, che Gioacchino Murat, considerando quel cognome come un marchio infamante, dispose che i bambini abbandonati non fossero più chiamati Esposito, ma che tutti quelli lasciati nella ruota in un certo giorno, ricevessero un nome di fantasia.

Da questa consuetudine derivarono numerosi cognomi e si ricorda un caso in particolare, nel 1862.

La parola scelta per quella giornata era Genito e tale cognome fu attribuito ad uno dei bambini abbandonati.

Per un errore di trascrizione, il cognome divenne Gemito ed al bambino in questione, Vincenzo Gemito, fu attribuito quel cognome. In età adulta, sarebbe diventato uno dei grandi scultori italiani dell’Ottocento.

Per la foto di copertina si ringrazia l’Associazione NarteA

 

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