La storia di Piazza Dante

La storia di Piazza Dante

di Chiara Scaramella

Piazza Dante è, senza dubbio, uno dei luoghi più belli ed affascinanti della città di Napoli.

Originariamente a Nord della piazza si erigeva il palazzo del grano, mentre a Sud le cisterne dell’olio, questo perché a piazza Dante, chiamata in precedenza “largo mercatello”, fin dal 1588 si teneva il mercato della città, più piccolo rispetto a quello di Piazza Mercato e per questo denominato “mercatello”. Per facilitare gli scambi dalle mura ai borghi circostanti, i cittadini si scambiavano le merci da un “pertuso” scavato nella muraglia, che successivamente, nel 1625, venne aperto ufficialmente, diventando quella che ora conosciamo come Port’Alba.

La piazza che possiamo ammirare adesso  è il risultato di un lavoro affidato da Carlo III di Borbone all’architetto Vanvitelli, che gli commissionò l’edificazione di un monumento celebrativo in suo onore. Il foro carolino realizzato da Vanvitelli venne organizzato in un grande emiciclo tangente alle mura aragonesi, che affiancava port’Alba da un lato e la chiesa di San Michele dall’altro. Nella piazza regna il grande edificio, ora rinominato “Convitto Vittorio Emanuele II”, che lungo le sue due caratteristiche ali ricurve vede la presenza di ben 26 statue raffiguranti le virtù del sovrano Carlo III (tre di queste statue furono realizzate dall’artista  Giuseppe Sammartino, autore del noto Cristo Velato).

Fonte: napolike

Al centro della piazza ci sarebbe dovuta essere la statua raffigurante il sovrano borbonico, ma il calco della statua andò distrutto durante una delle rivolte popolari in favore della repubblica. Proprio in seguito al raggiungimento della repubblica, alla piazza venne cambiato il nome, per eliminare ogni traccia del regime borbonico,  e venne posta al suo centro una statua raffigurante Dante Alighieri, realizzata da Tito Angelini e Tommaso Solari junior, dalla quale deriva il nuovo nome della piazza.

In occasione della realizzazione della prima metropolitana di Napoli, la piazza venne riorganizzata dall’architetto Aulenti, suscitando non poche polemiche a causa delle pensiline della metropolitana e dell’utilizzo della pietra lavica dell’Etna al posto di quella del Vesuvio.  Inoltre l’emiciclo della piazza è stato totalmente pedonalizzato e, nel 2011, è stata inibita al traffico privato per scoraggiare l’utilizzo delle automobili, diventando una corsia preferenziale ad uso esclusivo dei mezzi pubblici.

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