La vera storia di Petrosinella, la Raperonzolo napoletana

La vera storia di Petrosinella, la Raperonzolo napoletana

di Silvia Semonella

Come una storia a puntate, riprendiamo la scoperta di uno degli scrittori napoletani più innovativi e geniali, che ha saputo creare un universo fiabesco cupo ma allo stesso tempo affascinante, scrivendo per la prima volta in napoletano, una lingua diventata poi universale: Giambattista Basile.

Fonte: Graphe.it

Da lui, hanno preso ispirazione i più famosi Perrault e i Fratelli Grimm per l’elaborazione delle loro fiabe diventate, poi, parte del bagaglio di ogni bambino.

Nei precedenti articoli, abbiamo raccontato la vera storia di Zezolla, alias Cenerentola; ora tocca a Petrosinella che altri non è che la famosissima Raperonzolo!

La trama originale

Fonte: todocollecion.net

Chi è, quindi, la famosa principessa nell’opera di Basile? La storia è appunto quella di Petrosinella…

C’era una volta una donna gravida di nome Pascadozia che, un giorno, affacciandosi alla finestra, notò uno splendido giardino colmo di prezzemolo di proprietà di un’orca.

La donna, alla vista di così tanto prezzemolo, fu presa da un’irrefrenabile voglia di quella pianta che decise di coglierne una manciata stando ben attenta a non farsi scoprire.

Non sapendo resistere alla tentazione, Pascadozia si recò più e più volte nell’orto per prenderne un po’. Una sfortunata mattina, però, la donna fu colta sul fatto dall’orchessa che, non accettando le sue suppliche e le sue scuse, stabilì il prezzo del furto: il futuro bambino che portata in grembo.

Pascadozia, pur di essere libera, accettò la richiesta dell’orca.

Passaronoi i mesi e la donna mise al mondo una bambina, straordinariamente bella con un insolito ciuffo di prezzemolo sul petto e, per questo, fu chiamata Petrosinella.

All’età di sette anni, la bambina fu mandata a scuola; ogni giorno, però, durante il suo tragitto, la bambina incontrava l’orca che, puntualmente, le ripeteva la solita frase: “Di’ a tua mamma di ricordarsi della promessa!”.

Pascadozia, stufa, disse alla figlia: “Se incontri la solita vecchia e ti chiede di quella maledetta promessa, tu rispondile: prenditela!”.

La bambina, ignara della promessa fatta anni prima, rispose così all’orchessa che, in men che non si dica, la afferrò per i capelli e la rinchiuse in una torre senza porte e senza scale, ma con una sola finestra, attraverso la quale Petrosinella calava i suoi lunghissimi capelli per far salire e scendere l’orca.

Un giorno, la fanciulla, approfittando dell’assenza dell’orca, si affacciò alla finestrella e caso volle che, proprio in quel momento, passasse di lì il figlio di un principe… e subito tra i due scoccò l’amore.

Dopo diversi giorni decisero di incontrarsi, dopo aver organizzato tutto nei minimi dettagli: Petrosinella avrebbe dato un sonnifero all’orca e, subito dopo, nel cuore della notte, avrebbe tirato su il ragazzo.

La storia si ripetè per molte volte finchè i due non furono notati da una comare dell’orca che le riferì tutto. L’orca, lieta dell’avvertimento ricevuto, aggiunse alla donna pettegola che Petrosinella non sarebbe potuta scappare perché le aveva fatto un incantesimo che le impediva di uscire dalla torre, a meno che non avesse avuto in mano tre ghiande nascoste in una trave della cucina.

Petrosinella origliò tutta la conversazione e la notte stessa progettò la sua fuga.

Mentre, però, usciva con il suo innamorato fu vista dalla comare la quale, con uno strillo, avvertì l’orca, che prontamente rincorse i giovani. La ragazza, in preda al panico, gettò a terra una ghianda e d’improvviso comparve un terribile cane che rincorse l’orca ma ella immediatamente gli lanciò del pane e l’animale si calmò.

La fanciulla gettò la seconda ghianda e subito apparve un feroce leone; l’orca per sfuggire al pericolo, scorticò la pelle di un asino che stava pascolando, se la mise addosso e corse verso il leone per spaventarlo.

Petrosinella, a questo punto, le lanciò contro l’ultima ghianda e comparve un lupo, che in un battibaleno inghiottì l’orca pensando che fosse un asino.

Gli innamorati finalmente liberi, raggiunsero il regno del principe, dove si sposarono.

Fonte: pinterest

 

Le fiabe del nostro Basile, quindi, abbastanza cruente e cupe, non hanno una vera morale alla fine.

Il messaggio che veicolano, piuttosto, è quello di avere sempre fiducia in sé stessi e nelle proprie possibilità, che sono l’unico vero motore per affrontare con coraggio qualsiasi sfida.

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