Lago D’Averno, tra realtà e mistero

Lago D’Averno, tra realtà e mistero

di Silvia Semonella

Il suo nome deriva dalla parola greca “aornòs”, che vuol dire “senza uccelli”, perché si racconta che, a causa di particolari gas emanati dal lago, in passato, per gli uccelli fosse impossibile sorvolare il luogo.

Stiamo parlando del Lago D’Averno, un lago di origine vulcanica, presente sul suolo di Pozzuoli e, da sempre, luogo in bilico tra mistero e superstizione.

Di forma ellittica, occupa un antico cratere vulcanico spento, nato 4000 anni fa ed è il secondo lago dei Campi Flegrei, per dimensione, dopo il Lago Fusaro.

Le acque sono scure e immobili, le pareti che lo circondano sono coperte di boschi mentre quelle a pendenza dolce sono occupate da vigneti a terrazza.

Fonte: marcofranzese.it

In epoca romana, il lago fu trasformato in uno dei porti di Cuma, il porto Julius, in aggiunta all’altro preesistente, che si trovava sul mare, dove si trova l’attuale Lago di Lucrino.

Contemporaneamente alla creazione del nuovo porto, furono scavate altre due gallerie: l’una, la Grotta di Cocceio, collegava il porto Julius alla città bassa di Cuma, mentre l’altra è rappresentata dalla Grotta della Sibilla, scavata nella collina che separa il lago di Averno da quello di Lucrino.

Al centro è profondo circa 34 metri; la flora comprende lecci, salici bianchi, cannucce, salicornie, ginestre, pini marittimi e sparti. La fauna è composta da pesci e rane, rettili, mammiferi, come varie specie di pipistrelli, e uccelli, come gabbiano corso, cormorano, martin pescatore, gabbiano corallino, moriglione, gabbiano reale e folaga.

Da non perdere è la passeggiata al vicino Tempio di Serapide, nella vicina Pozzuoli, chiamato così per il rinvenimento di una statua del dio Serapis, che rappresenta una rara testimonianza del fenomeno del bradisismo.

È uno specchio di acque cupe, che occupa un antico cratere dove, secondo la leggenda, gli antichi Romani posero l’ingresso degli inferi.

Virigilio scriveva che Enea fosse costretto a recarsi sul luogo per accedere al regno dell’Oltretomba. Come prosegue la leggenda di Enea, è una storia che molti conoscono, mentre sconosciuta ai più è la leggenda che lega il lago alla figura della fata Mogana.

Personaggio della mitologia celtica, con un nome di origine bretone che significa “fata delle acque”, si dice che manifesti ai marinai l’illusione di fantastici castelli fluttuanti per poi portarli alla deriva.

Ma cosa lega la figura di Morgana al lago d’Averno?

Una sera del Marzo 1833, il marchese Giuseppe Ruffo, durante una spedizione di caccia, fu testimone del sortilegio della maga: “Ci prese meraviglia, non trovando il lago là dove doveva essere! Sulle prime temei che il mio visivo senso fosse ad un tratto scemato; ma sospingendo gli occhi per circostanti oggetti, questi mi offrivano quali io aveva cento e cento volte veduto.

Perché avvisandomi trattasi di un’ottica illusione, veloce mi corse alla mente ed al labbro la fata Morgana […] Dove adunque eran ite le acque famose dell’Averno? Esse eran transmutate in prati di fresca verdura, in alberi belli e dritti, in colline dolcemente chinate.”

Il fenomeno fu anche oggetto di studio della Reale accademia delle scienze del regno borbonico, che cercò, invano, di venire a capo del mistero.

Oggi, il fenomeno della fata Morgana, in ottica, è spiegato come illusione che avviene con l’accavallarsi di diversi strati termici.

Nonostante ciò, il lago, con la sua aura misteriosa e affascinante, richiama a sé ancora molti appassionati.

Fonte: wikipedia

You might also like

0 Comments

No Comments Yet!

You can be first to comment this post!