L’antica istituzione del banco dei pegni

L’antica istituzione del banco dei pegni

di Silvia Semonella

Tante volte, sicuramente, abbiamo visto la scena del famosissimo film di Totò, “Miseria e nobiltà”, nella quale i protagonisti discutono su cosa comprare con i soldi ricavati dal il pignoramento di alcuni loro vestiti.

Ma che cos’è il Monte di Pietà, meglio conosciuto come Banco dei pegni?

Innanzitutto, il monte di pietà è un’istituzione finanziaria senza scopo di lucro, di origini tardo medievali, sorta in Italia nella seconda metà del XV secolo, su iniziativa di alcuni frati francescani, allo scopo di erogare prestiti di limitata entità a condizioni favorevoli rispetto a quelle di mercato.

L’erogazione finanziaria avveniva in cambio di un pegno: i clienti, a garanzia del prestito, dovevano presentare un pegno che valesse almeno un terzo in più della somma che si voleva fosse concessa in prestito.

La durata del prestito, di solito, era di circa un anno; trascorso questo periodo, se la somma non era restituita, il pegno veniva venduto all’asta.

La funzione dei Monti di Pietà era quella di finanziare persone in difficoltà, fornendo loro la liquidità necessaria.

Per questa loro caratteristica, i Monti si rivolgevano alle popolazioni delle città , dove molti vivevano in condizioni di pura sussistenza ma potevano comunque disporre di beni da poter dare in garanzia; i contadini, invece, di norma, non avevano nulla da impegnare se non beni necessari per la loro attività.

Il Monte di Pietà di Napoli è un antico palazzo situato lungo il decumano inferiore. Fu fondato nel 1539, dopo un decreto di Carlo V che scacciava gli ebrei dediti allo strozzinaggio da alcuni nobili napoletani (Aurelio Paparo, Gian Domenico di Lega  e Leonardo Palma) per combattere l’usura, elargendo prestiti senza scopo di lucro.

Monte di pietà

Nel 1574, Bernardino Rota lasciò, come da testamento, una cifra di cinquecento ducati al Monte.

Venne istituita una confraternita per la gestione del Monte di Pietà, che ebbe come prima sede, nel 1592, il Palazzo Carafa d’Andria ma, per insufficienza di spazio, fu necessario acquistare un nuovo edificio che rispondesse alle nuove esigenze.

La scelta cadde sul palazzo di Girolamo Carafa.

Tra il 1597 e il 1603, Giovan Battista Lavagna, con la collaborazione del capimastro Giovan Giacomo di Conforto e di Giovanni Cola di Franco, realizzò il palazzo con annessa cappella manierista.

Durante la rivolta di Masaniello, grazie all’intercessione di Giulio Genoino, fu risparmiato dagli incendi dei rivoluzionari.

Nel 1786, però, fu vittima di un incendio, mai chiarito, che distrusse l’archivio del Banco e buona parte degli oggetti pignorati, anche se la cappella fu risparmiata.

Proprio sul fregio della cappella si trovano due iscrizioni, di cui una era predittiva dello scopo a cui era preposto il Monte di Pietà: “ai prefetti che si adoperano con disinteressata pietà dell’erario e dell’ospizio dei poveri”.

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