“Me veco pigliate d’e turche”: le origini di questo modo di dire

“Me veco pigliate d’e turche”: le origini di questo modo di dire

di Alessia Giannino

L’espressione, sempre più usata, “Me veco  pigliate d’e turche” ha una storia molto antica ed ha origini torresi.

Torre del Greco è un paese in provincia di Napoli; una delle attività principali dei marinai della città era la pesca del corallo. I marinai navigavano in condizioni di pericolo estremo e, già nel 1500, quando questo tipo di pesca si effettuava sulle coste salernitane, spesso erano vittime di alcuni pirati provenienti dai porti di Algeri, Tripoli e Tunisi, definiti allora come “turchi”. Questi ultimi, nel 1558, quando c’era a capo il pascià Mustafà, devastarono tutti i paesi del golfo di Napoli, da Punta Campanella a Torre del Greco, e catturarono più di dodicimila abitanti. Quando, poi, qualche tempo dopo, i marinai torresi si spinsero verso le coste africane, il numero dei prigionieri in Turchia crebbe sempre di più. Questi venivano torturati, incatenati, qualche volta trucidati o usati per chiedere un riscatto. Da qui deriva il detto popolare “me veco pigliate d’e turche” che, all’epoca, indicava i marinai torresi rapiti e tenuti prigionieri dai turchi.

Oggi l’espressione ha assunto un significato più attuale, infatti serve per indicare un momento di difficoltà estrema. Alcuni interpretano la frase in “mi sento spaesato” o “non capisco più nulla”, ma ci si riferisce sempre ad una situazione di pericolo o difficoltà. L’espressione, inoltre, viene utilizzata anche in altre regioni italiane, come la Sicilia; infatti a partire dal XV secolo quasi tutta la penisola italiana era meta delle razzie di beni e persone da parte dei pirati.

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