Menu di Carnevale napoletano: la tradizione della festa a tavola

Menu di Carnevale napoletano: la tradizione della festa a tavola

di Annina D'Ambrosio

La cucina napoletana si caratterizza per essere particolare, ricca e, spesso e volentieri, molto calorica (diciamolo!).
Ogni festa, ogni occasione è buona per dare luogo a grandi tavolate per deliziarsi con numerose bontà.

Carnevale è senza dubbio una di queste: la tradizione vuole, infatti, che, nel giorno di una delle feste più allegre e colorate dell’anno, si preparino piatti specifici da consumare insieme ai propri cari.
Il menu del Carnevale napoletano prevede un pranzo piuttosto abbondante.

Il menu

Fonte: chiarapassion.com

Fonte: chiarapassion.com

Regina ne è la lasagna: a Napoli questo classico della cucina italiana viene rivisitato e preparato in modo molto ricco. Anzichè utilizzare il ragù alla bolognese (con carne macinata), è usanza preparare il ragù classico napoletano, da spalmare abbondantemente tra uno strato e l’altro di pasta. Ad arricchire il piatto, spesso, ci sono polpettine di carne fritte ammorbidite nel ragù, una gran quantità di fiordilatte, mozzarella oppure provola o besciamella, ricotta fresca, e un misto di parmigiano e pecorino grattugiato; in alcuni casi, si aggiungono anche salame o salsiccia sbriciolata (cervellatine) e fette di uovo sodo. Un primo piatto davvero molto ricco, che potrebbe essere considerato anche un piatto unico. La lasagna napoletana è il piatto che meglio rappresenta il Carnevale, festa dell’abbondanza, dell’eccesso e del “mangiare di grasso”.
Il menu, poi, prevede un secondo a base di carne al ragù oppure polpette fritte, “braciole” (involtini di carne di manzo farcite con formaggio, aglio e prezzemolo) e “tracchiolelle” (costine di maiale), più un sostanzioso contorno di parmigiana di melenzane, abbondantemente farcita con mozzarella filante.
Come ogni pranzo napoletano che si rispetti, non può mancare il dolce: tipici del carnevale sono, senza dubbio, le chiacchiere ed il sanguinaccio, ed un dolce di origine beneventana, ossia il Migliaccio.

Le chiacchiere

Le chiacchiere (conosciute anche come “bugie“), diffuse soprattutto nel Sud Italia, pare che in origine, addirittura ai tempi dell’antica Roma, venissero fritte nel grasso animale. Si tratta di croccanti dolcetti a forma rettangolare dall’impasto semplice (farina, uova, zucchero, burro e vaniglia) che, poi, vengono fritti o cotti al forno e ricoperti con lo zucchero a velo, o talvolta con miele, cioccolato fondente, Nutella o inzuppate nel sanguinaccio.
Il loro nome pare derivare dalla regina Savoia che, intenta a chiacchierare, avrebbe avuto un improvviso attacco di fame, commissionando un dolce al cuoco Raffaele Esposito; il nome da lui pensato prese spunto proprio dalla situazione, appunto, “chiacchiere”.

Il sanguinaccio

Fonte: blog.giallozafferano.it

Fonte: blog.giallozafferano.it

Il sanguinaccio, invece, è una deliziosa crema al cioccolato fondente dalle origini particolari. Anticamente, infatti, era preparata aggiungendo al composto sangue di maiale (da questo deriva il nome) mescolato con latte, cioccolato fondente, cacao, zucchero, farina e sugna di maiale. La vendita al pubblico del sangue di maiale è stata vietata nel 1992 ed oggi il sanguinaccio si prepara come una semplice, ma molto gustosa, crema pasticcera al cioccolato. Il sanguinaccio è stato riconosciuto prodotto tradizionale su proposta delle regioni Basilicata e Campania.

Altri dolci

Altro dolce tipico che non può mancare sulle tavole napoletane è il Migliaccio, a base di semolino e ricotta.
Spesso la scelta ricade anche sulle graffe.

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