Miti e leggende della Costiera Amalfitana

Miti e leggende della Costiera Amalfitana

di Simona Vitagliano

Fonte: Il Silenzio Cantatore

La Costiera Amalfitana non è solo spiagge e buon cibo… è molto di più. E, come ogni territorio campano che si rispetti, ha le sue antiche tradizioni ma, soprattutto, i suoi antichi miti e le sue leggende, che si tramandano da secoli di generazione in generazione, ancora oggi solo per via orale.

Il miracolo di Sant’Andrea

Statua in argento di Sant'Andrea custodita nel Duomo di Amalfi

 

Sant’Andrea fu un apostolo di Gesù, martirizzato per crocifissione a Patrasso, in Grecia. In seguito i suoi resti furono acquisiti da Amalfi.
La leggenda vuole che suo sarebbe il merito di un evento che si rivelò salvifico per gli amalfitani, in una buia e pericolosa notte del Medioevo.

Pare, infatti, che il pirata saraceno Barbarossa attaccò la cittadina, sperando di saccheggiarla e darle fuoco o raderla al suolo. A quei tempi, però, c’erano, di norma, delle torri di avvistamento in città, atte proprio a preannunciare l’arrivo dei nemici. Le sentinelle, così, furono in grado di dare l’allarme, ma misero anche in crisi i cittadini che, assaliti dal panico, cominciarono a tentare la fuga.

Ma tra di essi, qualcuno ebbe il coraggio di rimanere: i fedeli, approdati sulla tomba di Sant’Andrea per implorare un suo miracolo.

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Le preghiere inizialmente parvero non sortire alcun effetto. I pirati arrivarono in città e tutto sembrava perduto.

Ma, improvvisamente, fu la Natura a rivoltarsi contro i saccheggiatori: si alzò un vento fortissimo che trascinò i filibustieri al largo. In più un tuono, accompagnato da un fulmine, squarciarono il cielo, abbattendosi in mare. Le navi e lo stesso Barbarossa rimasero vittime di una violenta tempesta che, di fatto, riuscì a salvare la città. Il miracolo era compiuto e gli amalfitani, ancora oggi, sono molto devoti all’Apostolo.

Giovanna d’Aragona e il matrimonio segreto

Torre dello ziro

Giovanna d’Aragona era sorella del principe Filippo e nipote, da parte di padre, del re Ferdinando I.
Siamo negli anni tra la fine del 1400 e gli inizi del 1500. Amalfi era stata prima Repubblica marinara, indipendente fino al secolo XII. Intratteneva ancora rapporti commerciali con l’Oriente e la merce scambiata o comperata passava per un punto obbligato durante la transazione: le torri di avvistamento, sparse un po’ ovunque sulla costa.
Nel 1497 Giovanna d’Aragona sposò Alfonso Piccolomini, erede del Duca di Amalfi e nipote di Papa Pio III, ma ne rimase prestissimo vedova, ancora praticamente ventenne. Il maggiordomo di corte, il patrizio napoletano Antonio Beccadelli di Bologna, dai modi gentili e raffinati, fu incaricato di aiutare la giovane donna nell’amministrazione dei suoi beni, ma il rapporto tra i due presto maturò e mutò in un’altra forma. I due si sposarono in segreto ed ebbero, clandestinamente, due figli. Ma perchè quest’amore venne tenuto nascosto?

Giovanna d’Aragona era sorella del potente cardinale Luigi d’Aragona, che mai avrebbe approvato un’unione del genere, tra due persone appartenenti a ranghi sociali fin troppo lontani.

E così, infatti, fu. Quando il cardinale venne a conoscenza dei fatti la sua reazione fu implacabile.

La sorella venne fatta prigioniera, insieme ai figli e alla fedele donna di servizio, nella Torre dello Ziro. Pochi giorni dopo vennero tutti trucidati. Antonio riuscì a fuggire nel Ducato di Milano ma venne scovato e, a sua volta, pugnalato a morte.

La leggenda vuole che l’anima della povera donna vaghi ancora per la torre, in cerca della libertà che in vita le è stata negata.

Il miracolo del latte

Pogerola

Secolo XVI.  Don Giulio Cesare Bonito donò alla chiesa di Pogerola, una frazione di Amalfi, una stata in legno raffigurante la Madonna delle Grazie. Questa statua aveva, però, una peculiarità che la rendeva unica: incastonata nel seno destro vi era una piccola pietra grigia, che la tradizione vorrebbe fosse la prova che una goccia di latte, proveniente dal seno della Madonna durante l’allattamento di Gesù, fosse caduta proprio in quel punto.
Fatto sta che, alle ore 14 del 14 Agosto di un anno della prima metà del 1500, le campane della chiesa della Madonna delle Grazie cominciarono a suonare a festa, così, d’improvviso e… autonomamente. Il parroco e gli abitanti accorsero meravigliati: chi poteva essere stato? La chiesa era chiusa e il campanile era accessibile solo dall’interno! La meraviglia crebbe una volta entrati: dal seno della statua sgorgava latte in quantità. Venne chiamato l’Arcivescovo che confermò il fatto, rinchiudendo, successivamente, la pietrina in un’ampolla. Da quel giorno, ogni anno, viene celebrata, nello stesso giorno, oltre al 2 Luglio, giorno ufficiale della festa, una solenne funzione per la Madonna delle Grazie, in cui la pietruzza si vede passare da una colorazione grigia ad una bianca.

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