Modi di dire napoletani: “Famme fa l’Opera ‘e Pupe”

Modi di dire napoletani: “Famme fa l’Opera ‘e Pupe”

di Alessia Giannino

Uno dei tanti modi di dire napoletani è “Famme fa l’opera ‘e pupe”che significa, letteralmente, “Fammi fare l’opera dei pupi”, ossia “Lasciami lavorare”. Ma da cosa deriva questo modo di dire?

Non si hanno molte notizie riguardo le sue origini, ma si pensa che provenga dal Teatro dei pupi, anche definito “opera dei pupi”, attestato intorno alla prima metà dell’Ottocento. L’opera dei pupi è un tipo di teatro delle marionette, i cui protagonisti sono Carlo Magno e i suoi paladini. Molto probabilmente, quindi, trae le sue origini dall’epica della letteratura classica, tant’è che la Chanson de Roland, L’Orlando Furioso, L’Orlando Innamorato e Il Morgante sembra siano stati riadattati e semplificati nel linguaggio, facendoli diventare i canovacci per narrazioni più dirette ed enfatiche. I pupi erano decorati e cesellati, con una struttura in legno e vere e proprie corazze. Il puparo curava lo spettacolo, le sceneggiature, i pupi e, con un timbro di voce particolare, riusciva a dare emozioni e pathos. Egli infondeva nell’animo dei pupi quei sentimenti di giustizia e libertà, di cui il popolo si fece portatore nel Regno delle due Sicilie nel primo Ottocento. L’opera dei pupi, quindi, diventò anche un modo per combattere i Borbone e liberare la terra oppressa dagli stranieri. Attraverso quest’ultimo viene ripreso anche un eterno conflitto e quindi, nei personaggi rappresentati, viene rappresentata anche la realtà della vita quotidiana. I pupari hanno la capacità di intrecciare l’immaginario con il reale, rendendo ancora oggi l’opera dei pupi un’attuale forma di teatro. Molto spesso i pupari erano analfabeti, ma conoscevano a memoria le opere epiche. Ogni pupo rappresentava un paladino preciso, caratterizzato da armatura e mantello, anche se i costumi dell’opera erano anacronistici.

Questa forma di spettacolo popolare sembra essere molto più antica, ma non si può attribuire data certa perché frutto di una lenta evoluzione, che parte dalla tradizione dei cantari, passando per quella dei cantastorie. L’opera dei pupi si diffuse  nell’Italia meridionale, soprattutto in Sicilia e a Napoli, dove divenne famosa grazie a Giuseppina d’Errico, chiamata “Donna Peppa”.

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