Pio Monte della Misericordia, un’istituzione per i più bisognosi

Pio Monte della Misericordia, un’istituzione per i più bisognosi

di Silvia Semonella

Napoli è sempre stata una città che si è distinta per il suo spirito di solidarietà e per l’umanità dei suoi abitanti, sempre pronti a fare fronte comune e ad aiutare i più bisognosi.

Proprio per questo scopo fu fondato il Pio Monte della Misericordia, una delle associazioni laiche più antiche della città.

Ma come nacque il Pio Monte, da sempre situato nel monumentale edificio a Piazza Riario Sforza, lungo il Decumano maggiore?

La sua fondazione risale al periodo della Controriforma, per volontà di un gruppo di sette giovani nobili, composti da Cesare Sersale, Giovan Andrea Gambacorta, Girolamo Lagni, Astrorgio Agnese, Giovan Battista d’Alessandro, Giovan Vincenzo Piscicelli e Giovanni Battista Maso, i quali, a partire dal 1601, erano soliti riunirsi tutti i Venerdì all’ospedale degli Incurabili permettere in atto, a loro spese,un programma di opere assistenziali, che avevano l’obiettivo di dare da mangiare agli ammalati.

Con il tempo, le opere caritatevoli aumentarono, fino ad accumulare anche un importante capitale a fondo benefico, che ammontava a 6.328 ducati, da destinare ai più bisognosi.

Per questi motivi, nel 1602, fu fondato il Pio Monte della Misericordia, ente istituzionale che si occupò, da quel momento, di organizzare e riunire le attività benefiche, che consistevano essenzialmente nel soccorrere gli indigenti, assistere gli infermi, riscattare gli schiavi cristiani dagli infedeli, assistere i carcerati, liberare i detenuti per debito e dare alloggio ai pellegrini.

Nel 1693 venne redatto lo statuto del Pio Monte, con l’approvazione dapprima del vicerè Giovanni Alfonso Pimtel de Herrera, nel 1604, poi approvato nel 1605 da papa Paolo V.

Lo statuto si compone di 33 articoli, le cosiddette Capitolazioni, e, sin dall’origine, è stato finanziato solo da laici. Il buon governo era garantito grazie alla rotazione semestrale di sette governatori (scelti tra la nobiltà napoletana, di età superiore ai 25 anni, eletti ogni tre anni e mezzo), impegnati, a turno, nelle diverse opere, per assicurare la massima correttezza nell’uso dei fondi.

Secondo un meccanismo di rotazione semestrale, ognuno dei governatori eletti ruotava di volta in volta per assumere, alla fine, tutte e sette le attività previste: al primo eletto veniva affidato il compito di visitare gli infermi, dopo sei mesi passava al seppellimento dei morti, poi all’attività di visitare i carcerati, poi redimere i prigionieri, soccorrere i poveri vergognosi, di dare alloggio ai pellegrini e, infine, di gestire il fondo capitale del Pio Monte.

Al periodo tra il 1607 e il 1621 risalgono tutte le commissioni delle tele che decorano l’interno della chiesa; al 1607 risale il pagamento di 400 ducati a Caravaggio per l’esecuzione dell’ormai famosissima “Sette opere di Misericordia”, destinato al presbiterio.

Fonte: wikipedia

L’opera entusiasmò talmente tanto i governatori del Pio Monte, che, nel 1613, applicarono una prima condizione che obbligava a lasciarlo nella cappella per la quale era stato concepito, senza alcuna possibilità di rimozione da quel luogo, neanche per gli anni successivi, e vietandone una sua eventuale cessione; successivamente poi, una seconda postilla vietò anche la riproduzione del quadro.

All’inizio del Settecento e fino al 1720, l’edificio fu interessato da lavori di restauro guidati da Giovan Battista Manni; altri lavori si ebbero nel 1763.

A partire dal 1914, il Pio Monte sancisce il divieto assoluto di cessione delle sue opere d’arte, raccolte nella famosissima e meravigliosa quadreria istituita nel 1973, per volontà dell’allora sopraintendente dell’ente Tommaso Leonetti, conte di Santo Janni.

Tutt’oggi il Pio Monte della Misericordia presta la sua opera di beneficenza per una serie di istituzioni locali e la chiesa è ancora consacrata.

 

Fonte: Napolike

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