Pizza: l’oro rosso di Napoli

Pizza: l’oro rosso di Napoli

di Sara De Rosa

Fatte ‘na pizza c’a pummarola ‘ncoppa, vedrai che il mondo poi ti sorriderà.
Fatte ‘na pizza e crescerai più forte, nessuno più ti fermerà.
S.o.s. alla nazione, noi non vogliamo questa tradizione.
S.o.s. alla nazione, adesso dateci una posizione.” 

Diceva così una vecchia canzone di Pino Daniele, che forse non tutti conosceranno. Eppure ad ascoltarla oggi prende un altro significato. Oggi, infatti, quel fastidioso luogo comune “Napoli: sole, mare, pizza e mandolino” non suona più come una superficiale descrizione di questa terra, non è più un banale sfottò, tra i tanti, ad alimentare l’inarrestabile macchina del fango che ha fatto tante vittime a Napoli e tra i napoletani.
La ragione è semplice: l’arte dei pizzaiuoli napoletani è stata scelta dalla Commissione Italiana per l’UNESCO come unica candidata nazionale a Patrimonio Immateriale dell’Umanità.

Pizza margherita Fonte: 485grad.de

Pizza margherita
Fonte: 485grad.de

La pizza napoletana, dunque, concorrerà ad entrare nel novero ristretto del Patrimonio, di cui attualmente fanno parte altre 6 entità del nostro Paese (la dieta mediterranea, la vite ad alberello di Pantelleria, l’opera dei Pupi, il canto a tenore, le macchine votive a spalla e l’arte del violino a Cremona).
La candidatura da parte della Commissione nazionale è solo il primo passo di un lungo iter negoziale che coinvolge oltre 160 Stati: il relativo dossier, infatti, sarà ufficialmente presentato alla sede UNESCO di Parigi il 30 marzo; dall’1 aprile 2015 al 15 novembre 2016 i valutatori indipendenti dell’UNESCO saranno chiamati ad esaminare la proposta per decidere se promuoverla o meno.
L’iniziativa, che non è certo recente, ha avuto un fortissimo sostegno popolare: basti pensare che la relativa petizione ha raggiunto ben 850.000 firme! Al riguardo si è pronunciato anche il Ministro delle Politiche Agricole, Maurizio Martina, secondo il quale: “questa scelta rappresenta il modo migliore per riaffermare l’importanza che il patrimonio agroalimentare ha per l’Italia e soprattutto per contrastare i fenomeni di imitazione di questa antica arte”. Orgogliosa anche la Coldiretti, maggiore associazione di rappresentanza e assistenza dell’agricoltura italiana, la quale ha prontamente affermato che: “questo riconoscimento è un modo di dare importanza ad una tradizione sostenibile, attenta alla naturalità, che parla di materie prime povere e di ingegnosità umana, di genialità di donne e di uomini che volevano trovare modi gustosi e sostanziosi per nutrire le proprie famiglie e la propria comunità”.

La pizza napoletana, che è stata elevata a simbolo dell’identità nazionale, entra di diritto nel novero di quelle cose di cui noi napoletani dovremmo essere fieri, su cui dovremmo vantare una proprietà materiale e intellettuale che ci spetta di diritto, in quanto pionieri di questa antica arte.
Nell’epoca dei fast food, finger food, apericena e chi più ne ha più ne metta, la pizza napoletana continua a dominare fieramente, neppure sfiorata da quell’assurdo pericolo costituito oggi dalla ricerca costante della novità. Come solo le cose intramontabili sanno fare, la pizza napoletana resiste alla tentazione del nuovo. Merito anche della sua capacità di innovarsi, di coniugare ad ingredienti semplici e poveri come acqua, farina, pomodoro e fior di latte, ingredienti ricercati e talvolta costosi. Oggi da Starita, Sorbillo, Di Matteo, Michele, Concettina ai Tre Santi – solo alcune delle pizzerie più famose e rinomate di Napoli –  accanto alle classiche Margherita, Marinara e Pizza Fritta si possono gustare pizze “innovative”, un tempo improponibili, come quella al pesto o ai pistacchi di Bronte e mortadella. Anche il più rigido dei puristi ritroverà sempre il sapore antico dell’arte pizzaiola napoletana, perché quando la tradizione incontra la novità, non lasciandosi sopraffare da questa, il risultato non è mai scontato.

Starita Fonte: allassaggio.it

Starita
Fonte: allassaggio.it

Napoli, dunque, si presenterà al mondo con quanto di meglio ha da offrire: la sapienza, la fantasia e la passione dei suoi artisti.

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