Prestigioso riconoscimento della Federico II a Totò, a 50 anni dalla sua scomparsa

Prestigioso riconoscimento della Federico II a Totò, a 50 anni dalla sua scomparsa

di Annina D'Ambrosio

L’Università degli Studi di Napoli Federico II, su proposta di Renzo Arbore, ha deciso di assegnare alla memoria di Antonio de Curtis un prestigioso riconoscimento, una laurea per l’indimenticabile Principe della Risata.
Un importante riconoscimento, a 50 anni dalla sua morte, (anniversario che ricorre in data 15 Aprile) per il grande Totò, un attestato che testimonia l’omaggio del mondo accademico.
La cerimonia è programmata per oggi 5 Aprile e si svolgerà nell’Aula Magna della sede centrale dell’ateneo, alle 12.

Totò è, senza dubbio, il simbolo dello spettacolo comico in Italia, uno dei maggiori interpreti nella storia del teatro e del cinema italiani. Artista poliedrico affermatosi come drammaturgo, poeta, paroliere, cantante, che è nel cuore dei napoletani e di tutti coloro che lo hanno amato.
Inoltre, Renzo Arbore racconterà il Principe della Risata nel corso di una trasmissione televisiva, su Rai 2, nella serata del 15 Aprile, una serata d’onore che andrà in onda dall’Auditorium del Centro di produzione Rai di Napoli.

Fonte: antoniodecurtis.org

Dunque, una laurea alla memoria al Principe Antonio de Curtis “per aver incarnato e portato sullo schermo tutte le articolazioni dello spettacolo, dalla mimica alla comica, che gli riuscivano particolarmente spontanee, a quella teatrale e cinematografica, acquisite da una lunga esperienza personale che Totò ha vissuto e saputo catturare. Una cultura che rispecchia anche una napoletanità nobile che, nella sua carriera artistica e sociale, ha sempre rappresentato naturalmente“, come ha affermato Renzo Arbore.
Totò – sottolinea Arbore – ha cavalcato tutte le sfaccettature della recitazione e dell’umorismo. Un attore davvero completo. Penso, quindi, che non ci sia persona più meritevole a ricevere una laurea alla memoria, quasi unica nel suo genere“.

Antonio De Curtis, in arte Totò – ricorda il rettore della Federico II, Gaetano Manfrediè stato senza dubbio uno dei più straordinari interpreti dello spettacolo comico teatrale e cinematografico italiano, lasciando contributi incisivi anche come drammaturgo, poeta, paroliere e cantante. Il suo impegno come attore, la sua strepitosa, indimenticabile motilità fisica hanno saputo attingere alla grande tradizione della commedia dell’arte, ma anche sfruttare – come non mancarono di notare prontamente Pier Paolo Pasolini e Carmelo Bene, suoi grandi ammiratori – la relazione strettissima tra marionetta e corpo umano teorizzata e praticata dalle avanguardie storiche. Toto’ ha saputo mettere in scena, a teatro, a cinema e in televisione, la tendenza tipicamente italiana del secondo dopoguerra alla fusione tra il “popolo” e la “piccola borghesia”, ancora attratta dall’aristocrazia: “il principe De Curtis””.
Il Prof. Arturo De Vivo, sottolinea che “il contributo di Totò, forse più decisivo è stato quello offerto – come già ricordava Tullio De Mauro – alla storia e alla coscienza linguistica italiana. La memorabile creativita’ linguistica di Totò ha infatti consegnato all’italiano neologismi fortunati (si ricordino le “pinzillacchere”), esilaranti giochi linguistici, stranianti motti di spirito, alterazioni e deformazioni lessicali capaci di corrosive parodie dei più triti luoghi comuni. Una magistrale e fortunata lezione di acrobazie verbali e fisiche, di sapiente possesso dello spazio scenico, di travolgenti, quasi surrealistiche, esibizioni comiche, ma anche di commovente, penetrante, tragica umanità consegnata ad alcuni film tra i più preziosi della cinematografia italiana, come “Guardie e ladri” di Steno e Monicelli, “Napoli milionaria” di Eduardo, “I soliti ignoti” di Mario Monicelli, “L’oro di Napoli” di Vittorio De Sica, “Uccellacci e uccellini” di Pierpaolo Pasolini“.

Ancora, Renzo Arbore: “Presenterò Totò agli studenti come un maestro di chiunque faccia show in Italia. Ma anche come uno zio, lo zio Antonio de Curtis che veniva da Napoli e faceva divertire al cinema il piccolo Renzo nella piccola Foggia. Come l’artista che un tempo ha unito l’Italia contadina, proletaria e borghese, e oggi continua a crescere intere generazioni”.

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