Real Casa dei Matti a Aversa

Real Casa dei Matti a Aversa

di Alessia Giannino

L’Ospedale Psichiatrico di Aversa è oggi noto come il Real Manicomio dei Matti e deve la sua nascita, nel 1813, al regno di Gioacchino Murat. Esso ha rappresentato una pietra miliare in ambito sanitario e sociale, in quanto fu il primo Manicomio d’Italia, nato inizialmente come un ospedale, che potesse assistere e curare i malati di mente e non inteso come un lazzaretto. Successivamente, a causa delle trasformazioni sociali del nostro Paese, anche il Manicomio ha mutato i suoi intenti.

Aversa è una città di origine normanna e durante la sua storia ha accolto tantissimi enti di beneficenza e monasteri di clausura. La città, quindi, aveva già assorbito questo concetto di solidarietà e, nel 1809, il convento della Maddalena acquisì tutti i beni degli ordini religiosi a causa della soppressione degli stessi. Qualche anno più tardi il Convento diventò Real Casa dei Matti, pensata da Philippe Pinel, come strumento per liberare e proteggere i pazzi e non come un luogo di clausura. La parentesi rivoluzionaria di Murat, terminò poco dopo con il ritorno dei Borbone e con la restituzione dei beni al Clero. In questo contesto “l’economia della beneficenza” fu sostituita da”l’economia della marginalità” e così nacquero, sul territorio aversano, alcune istituzioni come il Manicomio Civile o Real Manicomio dei Matti, l’OPG Ospedale Psichiatrico Giudiziario e il Campo Profughi. Che fosse un barbone, un profugo, una prostituta o un folle, rappresentava solo il mutamento economico Razionale e, per questo motivo, le tre strutture avevano un solo obiettivo, quello di mantenere il controllo sociale. Nel periodo di massima estensione solo il Manicomio aveva contenuto più di 6.000 reclusi e nel 1944, durante la Seconda Guerra Mondiale, fu utilizzato come centro profughi, tant’è che molti dei pazienti ricoverati furono dispersi. Solo nel 1946 i folli ritornarono ed iniziò di nuovo la vita ospedaliera, fino alla chiusura, nel 1978, con la legge Basaglia. Nel XX secolo la Real Casa dei Matti divenne anche un luogo di studio.

Quel che oggi rimane sono solo le storie cliniche dei pazienti, conservate nell’Archivio Monumentale. Esso, infatti, continua ad esistere grazie a quei documenti, che coprono tutto il periodo della sua esistenza.

Il portone del Manicomio, oggi di proprietà dell’ASL di Caserta, rimane sempre aperto, per chi volesse consultare gli archivi.

Fonte: shoot4change

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