Roberto Murolo, la musica folk nella voce

Roberto Murolo, la musica folk nella voce

Sicuramente tra le voci più belle della città di Napoli, Roberto Murolo è uno dei cantanti partenopei più conosciuti al mondo. La sua musica ha caratterizzato la canzone napoletana nella seconda metà del Novecento, insieme a quella di Sergio Bruni e di Renato Carosone. Andiamo a scoprire insieme in questo articolo qual è la storia del cantautore napoletano.

Biografia di Roberto Murolo

Nato il 19 gennaio 1912, Roberto Murolo è il figlio di Lia Cavalli e del poeta Ernesto Murolo, il quale a sua volta era figlio illegittimo del celebre attore e commediografo Eduardo Scarpetta. Per questo motivo Roberto Murolo è anche il fratellastro di Eduardo, Peppino e Titina De Filippo. Tra le sue prime passioni vi era quella dello sport, e in particolare del nuoto, ambito nel quale raggiungerà una serie di traguardi durante la prima parte della sua vita.

Fin dalla giovane età Murolo era appassionato di musica, ma iniziò a studiarla solo nel 1933, quando iniziò a prendere lezioni di chitarra ad Ischia. In questo periodo si esibì anche per la prima volta e accompagnò anche il grande attore Vittorio De Sica in una delle sue esibizioni. Dopo un periodo in cui lavora come impiegato nella compagnia del gas, e dopo aver vinto una serie di campionati di nuoto, iniziò a cantare nel gruppo Mida Quartet, con il quale trascorrerà 8 anni all’estero fino alla fine della seconda guerra mondiale. Il gruppo era ispirato agli americani Mills Brothers e aveva un repertorio tipico della tradizione americana. Insieme a Murolo, vi erano anche Enzo Diacova e Alberto Arcamone e Amilcare imperatrice. La formazione ebbe molto successo e tra il 1938 e il 1946 girò per tutta Europa, tra Germania, Grecia, Spagna, Bulgaria e Ungheria, cantando sia canzoni internazionali che italiane. In questi anni primi sua carriera, Roberto Murolo utilizza una chitarra artigianale realizzata circa un secolo prima, nel 1838, dalla liuteria Guadagnini.

Ritornato in patria inizia la carriera da solista interpretando i grandi successi napoletani dell’epoca tra cui, Munastero e Santa Chiara, Tammurriata nera,  Scalinatella e Anema e core, composta nel 1950 dal musicista Salve D’Esposito e dal paroliere Tito Manlio.

La vita di Roberto Murolo è stata però costellata anche da alcuni periodi bui. Nel 1954 infatti venne arrestato nella città di Fermo con l’accusa di corruzione di minore. A seguito di questo episodio il cantautore napoletano si ritira per un periodo nella sua casa del Vomero insieme alla sorella. Murolo venne condannato in primo grado a tre anni e otto mesi di reclusione e restò in carcere fino al processo d’appello. La pena venne poi ridotta a 11 mesi con il beneficio della condizionale. Con il tempo l’accusa si rivelò infondata, ma il cantatore fu fortemente colpito da questo episodio, al punto tale da pensare addirittura di abbandonare la musica. Fortunatamente, visto il grande affetto del pubblico nei suoi confronti, decise di continuare la sua carriera.

Tra gli anni ’50 e ’60 Murolo iniziò a studiare il repertorio napoletano dal 1200 fino alla sua epoca e pubblicò anche un’antologia della canzone partenopea. In questo periodo scrive molti suoi successi in lingua napoletana tra cui ‘O ciucciariello. Nel 1969 incide quattro album monografici dedicati ai più grandi poeti napoletani: Salvatore Di Giacomo, Libero Bovio, E.A. Mario e suo padre Ernesto Murolo.

Negli anni ’90, verso la fine della sua carriera, pubblica l’album ‘Na voce, ‘Na chitarra all’interno del quale ci sono molte canzoni cantate insieme ad altri importanti autori, come ad esempio Pino Daniele, Paolo Conte e Lucio Dalla. Nel 1992 invece esce il disco Ottantavoglia di cantare, all’interno del quale compaiono due duetti con Fabrizio De André. I due si esibirono anche al concertone del primo maggio del 1993.  Nel 1995 venne nominato anche grande ufficiale della Repubblica per i suoi meriti artistici dal Presidente Oscar Luigi Scalfaro. Continuerà a cantare, pubblicando anche l’album ho sognato di cantare, in cui vi sono 11 canzoni d’amore realizzate con grandi artisti partenopei come Enzo Gragnaniello e Daniele siepe, fino alla sua morte, che avverrà il 13 marzo 2003, per complicazioni dovute a un cancro

Resta la grande eredità e la possibilità di poter interpretare le sue canzoni anche da parte di un tenore lirico o soprano.

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