“Scarta fruscio e piglia primmera”: da cosa deriva?

“Scarta fruscio e piglia primmera”: da cosa deriva?

di Alessia Giannino

Scarta fruscio e piglia primmera è uno dei tanti proverbi napoletani, che usiamo tutti i giorni, ma di cui spesso non conosciamo il vero significato e la provenienza.

Il modo di dire non si può tradurre letteralmente, ma tutti noi sappiamo che vuol dire “Andiamo di male in peggio”. La frase riprende dei termini tecnici, che facevano riferimento ad un gioco d’azzardo, tipico delle taverne nel secolo scorso. Infatti, è proprio in questi luoghi che si giocava la passatella, che aveva come scopo principale quello di acquistare collettivamente una damigiana di vino e sedersi in gruppo ad un tavolo. Con una conta si eleggeva il padrone e il sotto, colui che fungeva da stratega, i quali decidevano per primi un compagno al quale passare il recipiente, in base ad una motivazione narrata con una filastrocca spesso improvvisata. Lo scopo del gioco era quello di far consumare il vino da tutti i partecipanti tranne uno che sarebbe diventato lo zimbello del gruppo. Inoltre il padrone, spesso, era costretto ad offrire da bere anche ai propri nemici di gioco, qualora fossero amici del “sotto”, in modo da evitare qualsiasi tipo di vendetta da parte dello stratega.

A questo punto, però, per capire il senso della frase, bisogna far riferimento ai punti. Il punteggio più alto del gioco era costituito dal Fruscio, ossia quattro carte dello stesso seme, seguiva poi la Primiera, da interpretare come la scopa o da valutare allo stesso modo. Le regole del gioco cambiavano da taverna a taverna, ma bene o male il senso era lo stesso, per cui, nel caso in cui un punto non era di gradimento, si poteva effettuare uno scarto e sperare in un punteggio migliore. Poteva capitare quindi di scartare un Fruscio, ma anche di non riuscire a prendere nessuna Primiera e quindi perdere. Da qui deriva appunto il nostro modo di dire, che in realtà dovrebbe essere “Scarta fruscio e NUN piglia primmera”, ossia “Qualsiasi cosa accada, potrebbe andare peggio”.

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