Storia dello Stabilimento Peroni di Napoli

Storia dello Stabilimento Peroni di Napoli

di Alessia Giannino

Non tutti sanno che a Napoli, fino a qualche anno fa, c’era la fabbrica della  Peroni, una delle birre italiane più famose.

L’ex stabilimento fu costruito a partire dal 1952, nel quartiere Miano, area periferica confinante con Scampia, Piscinola e Secondigliano. Il grande complesso non poteva far altro che costituire una micro-città moderna formata da un insieme di strutture residenziali costruite per coloro che lavoravano alla Peroni, ampi spazi verdi e parcheggi. I manager della Birreria decisero che la fabbrica doveva essere costruita proprio in quella zona di Napoli perché l’acqua che arrivava nelle case circostanti era la più adatta come ingrediente della birra. Allora Franco Peroni inaugurò nel 1953 il birrificio più moderno dell’epoca, in quanto dotato di ampi e moderni locali e capannoni, impianti di produzione e di imbottigliamento a ciclo continuo e quattro pozzi di notevoli profondità.

Inoltre, vicino all’ingresso principale, fu costruita la “Terrazza Peroni”, un locale che faceva da pizzeria e birreria e dove era possibile gustare la birra alla spina prodotta nello stabilimento adiacente. Dopo alcuni anni furono inaugurati nuovi stabilimenti in Italia, in quanto la birra ebbe enorme successo non solo nel nostro Paese, ma anche all’estero, fino ad arrivare in America.

Fonte: piscinolablog

Fonte: piscinolablog

Negli anni Ottanta, però, si cominciò a sentire aria di crisi e così nel 1984 per reggere il passo, furono chiusi alcuni stabilimenti, mentre la produzione era concentrata soprattutto a Napoli, Roma, Bari e Padova. Il nuovo millennio, poi, ha segnato un notevole cambiamento sullo scenario europeo e mondiale, a causa del mercato globale, che ha imposto un nuovo tipo di concorrenza, specialmente con la nascita dei mercati asiatici.

Nel 2003 l’ultima discendente della famiglia Peroni è stata costretta a vendere la maggioranza delle azioni ad una multinazionale sudafricana. Nel 2005 anche lo stabilimento napoletano chiuse, perché giudicato dai dirigenti poco strategico per quelli che erano gli attuali obiettivi commerciali e industriali. La chiusura dello stabilimento di Miano provocò oltre 150 disoccupati e segnò la fine dell’unica ed ultima realtà produttiva di grande respiro nel territorio di Napoli.

A distanza di anni, l’ex stabilimento di Miano, attende ancora la conclusione dell’intervento di ristrutturazione che prevede la realizzazione di un albergo, alcuni palazzi ad uso abitativo, un centro commerciale, una scuola, una palestra ed un parco pubblico.

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