La lingua napoletana nella storia della musica

La lingua napoletana nella storia della musica

La lingua napoletana è una più poetiche al mondo. Da sempre infatti è utilizzata da scrittori e poeti per esprimere la loro arte. Ma il napoletano è una lingua che ha avuto un ruolo centrale anche nella storia della musica.

Vediamo insieme quale è stato il rapporto tra la lingua napoletana e la musica.

L’opera buffa napoletana

L’utilizzo del napoletano nella musica affonda le sue radici nell’opera buffa, anche se le prime opere in lingua partenopea si hanno a partire dal XIII secolo, epoca in cui si diffonde il canto delle massaie. Nel XVI secolo nasce invece la villanella alla napoletana, un genere musicale precursore della canzone napoletana ottocentesca, caratterizzata dalle sue melodie scherzose e popolari.

Tuttavia, come già accennato, è con l’opera buffa che il napoletano diventa una vera e propria lingua musicale. Il genere si sviluppa nel XVIII secolo, a seguito dell’apertura in città dei primi teatri a pagamento. Si tratta di una tipologia di opera che fa uso del tenore leggero, caratterizzata però dal rifiuto di un canto virtuosistico. Molto frequenti sono anche l’inserimento di onomatopee e tic melodici e ritmi.

Tuttavia, all’inizio dell’esplosione dell’opera comica, l’esigenza degli artisti è quella di trovare una lingua facilmente intuibile da quante più persone possibili, data la necessità di spostarsi in tutta Italia. Solo nel ‘700 il napoletano torna alla ribalta nell’opera buffa. Famose sono le opere di Pergolesi, “Lu frate ‘nnammurato”, e di Vinci,  “Le zite in galera”.

La lingua napoletana nella musica dell’Ottocento e del Novecento

Con il tramonto dell’opera buffa, il napoletano smette di essere una lingua utilizzata all’interno della musica classica. Ma nell’Ottocento inizia a diffondersi la canzone napoletana, un genere musicale che nel giro di pochi decenni si diffonderà in tutto il mondo. Non è un caso che il periodo che va dall’inizio del secolo fino al l’immediato secondo dopoguerra è stato definito da molti studiosi come “l’epoca d’oro della canzone napoletana”. In effetti in questo lasso di tempo lungo più di un secolo il napoletano conosce una diffusione inedita dal punto di vista storico proprio grazie alla musica.

Alcuni storici fanno risalire la nascita del genere ad un anno ben preciso, il 1839. È in quest’anno infatti che si ritiene che sia nata la prima canzone napoletana classica, denominata Te voglio bene assaie. Il testo, di cui l’autore è ancora oggi sconosciuto, anche se molte fonti la attribuiscono a Raffaele Sacco, riceve in poco tempo un successo enorme, vendendo più di 180.000 spartiti. Ecco come ne parla il giornalista Raffaele Tommasi in un suo articolo sul settimanale “Omnibus” del 1840:

“Sfido chiunque dei miei lettori a dare un passo, o a ficcarsi in un luogo dove il suo orecchio non sia ferito all’acuto suono di una canzone, che da non molto da noi introdottasi, trovasi sulle bocche di tutti, ed è venuta in sì gran fama da destar l’invidia dei più valenti compositori”

Da quel momento, la produzione musicale in lingua napoletana è inarrestabile. Verso la seconda metà del secolo fino ai primi del Novecento molteplici autori e poeti la sfrutteranno per scrivere dei versi che ancora oggi sono famosissimi. Salvatore Di Giacomo, Libero Bovio, Ferdinando Russo, Ernesto Murolo, sono solo alcuni dei nomi più conosciuti. Ma per capire la popolarità del napoletano in questo periodo, basti pensare che si cimentano a scrivere versi anche scrittori e poeti di altre città, come ad esempio Gabriele d’Annunzio, il quale, a seguito di una scommessa con Ferdinando Russo, scrisse nel 1904 ‘A Vucchella. È di questa epoca anche una delle canzoni più cantate al mondo, O’ Sole Mio, scritta dal poeta partenopeo Giovanni Capurro.

Nella seconda metà del Novecento, la lingua napoletana darà voce a grandi interpreti, come Sergio Bruni, Renato Carosone e Roberto Murolo, che continueranno la tradizione della canzone classica. Uno per tutti il successo di Anema e core canzone di grandissima notorietà. A partire dagli anni ’70 verrà invece presa in prestito da altri generi, come nel caso del blues di Pino Daniele o delle melodie popolari della nuova canzone melodica.

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